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Maggio = Speck Alto Adige IGP

La Cucina Italiana

Maggio in Alto Adige è il mese dedicato allo Speck Alto Adige IGP e le numerose iniziative ad esso legate, che lo vedono protagonista per un’intera giornata nella cittadina di Naturno, durante uno sfizioso SpeckAperitivo a tappe su tutto il territorio e in occasione dello SpeckSafari a Bolzano. Tre momenti per gustare uno dei prodotti più tipici e rappresentativi dell’Alto Adige e farsi cullare dal suo profumo unico, dalla sua storia e, naturalmente, dal suo inconfondibile sapore.

22 maggio: Giornata dello Speck Alto Adige

Naturno, paese in Val Venosta a pochi chilometri da Merano, è famoso per le sue bellezze naturali quanto per una singolare caratteristica: il vento che soffia tra le sue vie, definito perfetto per la stagionatura dello Speck Alto Adige IGP. Non poteva quindi che essere questa la location per la prima Giornata dello Speck Alto Adige! Il prossimo 22 maggio sarà un giorno interamente dedicato ai sapori, alla buona cucina e a tante novità da gustare nelle vie del paese di Naturno, con numerosi stand dei produttori che, a partire dalle ore 10, daranno il via ad una giornata decisamente “saporita”. In questa occasione, sarà possibile cono-scere i prodotti quanto i produttori, assaggiare e acquistare il loro Speck Alto Adige. Su un grande palco, lo chef Thomas Ortler presenterà la creatività di una ricetta a base di Speck Alto Adige IGP, mentre i produttori locali al mercato gastronomico condivideranno le loro conoscenze sulla produzione. 

Speck-Aperitiviamo?

Tutti i giovedì del mese di maggio a Bolzano, Merano, Brunico e Bressanone è SpeckAperitivo, ovvero il momento perfetto per gustare un aperitivo a base di Speck Alto Adige IGP, vino bianco secco o birra pregiata e rinfrescante. Il tutto, immersi nel meraviglioso paesaggio altoatesino, tra verde e blu a perdita d’occhio. Da segnare in agenda: 5, 12, 19 e 26 maggio 2022 presso il Bar Campo Franz a Bolzano, il lounge bar Les Arcades a Merano, il ristorante Waink’s a Brunico e il locale Alter Schlachthof a Bressanone.

Mai provato lo SpeckSafari?

Portiamoci avanti e segnamo già in agenda un evento straordinario, naturalmente al gusto di Speck! Tra i portici medievali e le piazze antiche di Bolzano si svolgerà lo SpeckSafari, un itinerario unico tra le vie del capoluogo altoatesino e le sue tipiche macellerie, dove si terrà una degustazione per apprendere tutti i segreti della produzione dello Speck Alto Adige IGP e, naturalmente, rifarsi il palato. Un’escursione di 2 ore ogni venerdì di ottobre (e due date extra a novembre), da fare – o meglio, gustare – rigorosamente in compagnia.

Vini biodinamici in Alto Adige

Vini biodinamici in Alto Adige

Prodotti in armonia con la natura, secondo le indicazioni di Rudolf Steiner, i vini biodinamici altoatesini sono una nicchia tutta da conoscere

Anche se ha solo 5.600 ettari di vigneto (circa l’1% del totale nazionale), l’Alto Adige è tra le più importanti regioni italiane per la produzione di vino di qualità, soprattutto per quanto riguarda i bianchi, che qui rappresentano il 64% del totale. La viticoltura è caratterizzata dalla presenza delle cooperative che vinificano le uve dei circa 5.000 viticoltori altoatesini, con risultati eccellenti (basti pensare a nomi come Terlano, realtà conosciuta e premiata nel mondo), da produttori privati, che in parte producono e in parte acquistano le uve, e da vignaioli che seguono l’intera filiera produttiva, dalla vigna alla bottiglia. L’attenzione alla sostenibilità, alla biodiversità e al rispetto della terra è, in generale, piuttosto elevata, ma ci sono cantine che ne hanno fatto una vera e propria filosofia produttiva, abbracciando la viticoltura biodinamica.

Cos’è la biodinamica

La viticoltura biodinamica è un tipo di agricoltura biologica, che si basa sulle idee del filosofo austriaco Rudolf Steiner. Tra le sue principali peculiarità, l’utilizzo di trattamenti a base di erbe e di alcuni particolari preparati e l’osservanza delle fasi lunari per le pratiche agronomiche. I vini biodinamici sono certificati dal marchio di qualità Demeter, riportato in etichetta.

Le migliori cantine

La viticoltura biodinamica è una nicchia, ma negli ultimi anni sta prendendo piede tra i consumatori attenti alle produzioni più sostenibili. Le cantine meritevoli di attenzione in Italia sono ormai centinaia e l’Alto Adige non fa eccezione, anzi: addirittura le cantine sociali più grandi, come quella di Caldaro, studiano le pratiche biodinamiche negli appezzamenti dei soci più visionari.

Tra i nomi storici della biodinamica altoatesina, c’è Manincor, che ha festeggiato nel 2021 i 25 anni di attività; situata a Caldano, comprende vigneti in alcune delle zone più vocate della provincia, come Mazzon, culla del miglior Pinot Nero, e Terlano, zona particolarmente vocata per le uve a bacca bianca, come pinot bianco, chardonnay e sauvignon. I vini hanno uno stile preciso, pulito e luminoso e sono in grado di sfidare il tempo con aristocratica eleganza; provare per credere con una vecchia bottiglia di Chardonnay Sophie o di Pinot Bianco Eichhorn.

Risale, invece, al 1978 la fondazione della cantina Loacker, sulla collina di Santa Maddalena, a pochi chilometri dal centro storico di Bolzano. Oggi condotta dai figli di Reiner, Hayo, Franz e Hannes, produce vini rossi molto interessanti, soprattutto a base delle uve caratteristiche di qui, schiava e lagrein. Sono da assaggiare il Gran Lareyn, un lagrein in purezza che profuma di frutti di bosco e spezie e sta molto bene per accompagnare i piatti di cacciagione come il capriolo, e il Santa Maddalena Morit, capace di rappresentare alla grande l’essenza dei vini che nascono su questa fortunata collina. Stappatelo con i canederli, con un tagliere di speck e formaggi, ma anche con una pizza alla boscaiola.

Un altro nome di riferimento della biodinamica altoatesina è, senza dubbio, Lageder, azienda che da qualche tempo ha visto l’ingresso della nuova generazione e, con essa, di nuove idee e progetti, come quello delle “Comete”, vini figli di prove in vigna e in cantina realizzati per una volta soltanto. Le etichette icona rimangono però i due Löwengang, un rosso a base di Cabernet e un bianco a base di Chardonnay che nascono sulle colline di Magrè e che hanno contribuito all’affermazione della viticoltura altoatesina ben oltre i confini locali.

Chiudono la carrellata due realtà più piccole e artigianali ma altrettanto interessanti. Tenuta Dornach di Patrick Uccelli sta sulle colline di Salorno, nella zona più meridionale dell’Alto Adige. I vini qui dal 2019 non hanno un nome, ma un numero, che segue l’ordine di imbottigliamento, perché Patrick crede che il vino sia unico e non possa essere replicato con lo stesso risultato ogni anno. Provare per credere con l’assaggio del 14, un Pinot Nero della vendemmia 2018 e del 17, sempre Pinot Nero, ma dell’annata 2020. Sulle colline di Caldano, c’è la minuscola Tröpfltalhof di Andreas Dichristin, un’azienda con 2,5 ettari di vigneti che comprende anche appartamenti agrituristici. Il vino da non perdere qui è il Garnellen, un sauvignon affinato in anfora, pieno di vitalità e di sapore.

Schüttelbrot: il pane di segale dell’Alto Adige

Croccante e aromatico, il pane di segale di Fiè accompagna speck e formaggi stagionati: ecco la ricetta per prepararlo in casa

Secco, croccante, fragile: è lo Schüttelbrot, il pane di segale tipico dell’Alto Adige. Si trova sotto forma di dischi piatti di varie dimensioni e si contraddistingue per il suo gusto speziato. All’interno dell’impasto infatti vengono aggiunti semi di cuminofinocchio e trigonella. Preparatelo con noi: si conserva a lungo e per diverso tempo potrete gustare i sapori della montagna direttamente a casa vostra.

La ricetta dello Schüttelbrot

Ingredienti

Per la biga vi serviranno: 250 g di farina di segale, 25 ml di acqua a 30°C, 20 g di lievito. Per l’impasto: 500 g di farina di segale, 250 g di farina di frumento, 850 ml di acqua a 30°C, 20 g di lievito, 20 g di sale, 5 g di semi di cumino, 5 g di semi di finocchio, 5 g di trigonella.

Procedimento

Preparate la biga: come prima cosa sciogliete il lievito nell’acqua calda. Mescolatelo poi con la farina di segale per ottenere un impasto che abbia una consistenza piuttosto soffice. Lasciatelo riposare per un’oretta al caldo.

Una volta trascorso questo tempo, lavorate la biga con gli altri ingredienti e, di nuovo, lasciate riposare il nuovo impasto per 15 minuti circa.

Dividete ora l’impasto per formare dei panetti che abbiano un peso di circa 150 grammi e poneteli su un ripiano infarinato. Coprite con dei canovacci e lasciateli riposare per altri 10 minuti.

Scuotete i pani con delicatezza, appiattendoli e ruotandoli perché diventino larghi e sottili. Cuocete in forno già caldo a 220°C per circa 30 minuti.

Come si serve lo Schüttelbrot?

Portatelo in tavola con un tagliere di salumi e formaggi, meglio ancora se di origine altoatesina, come speck e formaggio di malga. Aggiungete un paio di cetriolini sott’aceto e un buon bicchiere di rosso e l’antipasto – o la merenda – è pronta! Provatelo anche con la nostra ricetta del carré di agnello in crosta di schüttelbrot su cavolo ai tre cumini.

Sfogliate la gallery per scoprire tante altre curiosità sullo Schüttelbrot

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