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Agli Amici Rovigno, prima stella Michelin in soli 75 giorni

Agli Amici Rovigno, prima stella Michelin in soli 75 giorni

La famiglia Scarello conquista un nuovo primato, questa volta con la recente apertura in Istria. Grandi successi per un futuro stellato

Congratulazioni alla famiglia Scarello e al suo staff di Agli Amici Rovigno, il ristorante in Istria che ha appena ricevuto la prima stella Michelin dalla Guida dedicata alla Croazia. In soli 75 giorni dall’apertura del 22 giugno scorso, Agli Amici Rovigno ha già conquistato il mondo della gastronomia istriana, riuscendo a ottenere in pochissimo tempo l’ambito riconoscimento della Rossa. Tra le motivazioni della stella, il “non dare nulla per scontato e guardare sempre a nuove idee per esaltare al meglio i migliori ingredienti della regione”.

Oltre 130 anni per 75 giorni

Agli Amici inizia la sua storia oltre 130 anni fa, a Godia, in provincia di Udine, quando il trisavolo Umberto, guardia del Re, ebbe come “buona uscita” la licenza per gestire l’attività di vendita di generi coloniali e tabacchi. Diventa il punto di ritrovo per tutto il paese con l’avvento di radio e televisione, è anche l’unico posto telefonico pubblico – praticamente l’ombelico del mondo. Anno dopo anno, menù dopo menù, Agli Amici vola verso verso una cucina più attenta, sensibile e sana, oggi destinazione gastronomica, evolvendosi al passo con i tempi. Oggi, Emanuele in cucina e Michela in sala, la tradizione e la professionalità della famiglia Scarello proseguono il percorso culinario iniziato secoli prima scrivendo la storia della cucina italiana.

Agli Amici in Istria

I numeri da record non sono una sorpresa: già nel 2000, a soli 29 anni, chef Emanuele Scarello ottiene la prima stella Michelin per il ristorante di famiglia, e nel 2013 la seconda. Senza contare che Agli Amici a Godia è l’unico Relais & Chateaux in Friuli Venezia Giulia e il solo due stelle della regione – praticamente un’istituzione per tutta la regione, e oltre. Pausa per ristrutturazione durante l’ultimo lockdown con previsione di riapertura ufficiale a ottobre, i fratelli Scarello e l’affiatato staff non perdono tempo: il 22 giugno aprono Agli Amici Rovigno in Istria, in partnership con il Maistra Hospitality Group, nello spazio fra il Grand Park Hotel Rovinj e la Marina. Con una splendida vista dall’aria salmistrata, Agli Amici Rovigno propone quello che meglio sa fare, tra tradizione e innovazione. Tanto basta per ottenere la prima stella Michelin a 75 giorni dall’apertura. Questo è solo un puntino sul grande progetto a lunga durata della famiglia di Agli Amici, che si vede nei prossimi quattro anni dividersi tra Godia e Rovigno.

Grigliate speciali da fare dopo il lungo lockdown. Stupiamo i nostri amici

Grigliate speciali da fare dopo il lungo lockdown. Stupiamo i nostri amici

Non solo hamburger, würstel e verdure sulla griglia. Ecco qualche idea originale per rendere unica la nostra grigliata e stupire amici che non vediamo da tempo e con i quali possiamo finalmente trascorrere un pomeriggio all’aria aperta. Mangiando, bevendo e sorridendo

La bella stagione è arrivata, ma noi ancora non del tutto. Eppure siamo agli sgoccioli del lockdown anche fra le regioni e la voglia normalità ci riempie il cuore. Una normalità che sappiamo non potrà più essere come quella di prima. Almeno per un po’. Ma con le dovute precauzione, possiamo tornare a fare meravigliosi barbecue? Siete pronti con la vostra griglia? Vista l’occasione speciale, stupite davvero i vostri amici e mettete sulla brace qualcosa di diverso dalla solita braciola o dalle salsicce (che tuttavia non devono mancare, sia chiaro).

Una volta che la griglia è accesa potete sbizzarrirvi: verdure, certo, anche frutta, ma non solo. Con un po’ di ingegno potete preparare sul barbecue anche la pasta! La bellezza del barbecue è anche questa: improvvisare e grigliare tutto quello che avete nella borsa frigo!

Grigliare tutto

I classici

Quali sono i cibi più amici dell’ambiente?

Quali sono i cibi più amici dell’ambiente?

La Fondazione Barilla ha stilato una classifica internazionale analizzando la quantità di gas serra emessi e l’acqua utilizzata per la produzione dei piatti. La nostra pizza si trova a metà

Quando ordinate un falafel, il piatto a base di ceci tipico di Israele e dei Paesi vicini, come l’Egitto e il Libano, non solo state per assaporare una delle specialità della cucina mediorientale, ma state anche trattando bene l’ambiente. Il falafel è uno dei piatti “campioni di sostenibilità”, secondo la Fondazione Barilla che, insieme all’Economist Intelligence Unit, ha stilato una classifica internazionale, analizzando ogni piatto in base al carbon footprint (la quantità di gas serra emessi per la sua produzione, espressa in grammi) e al water footprint (l’acqua utilizzata, espressa in litri), oltre che alla quantità di terreno necessario a produrlo. Maggiore è la quantità di terreno, più “pesante” è l’impatto del piatto per il pianeta e le risorse naturali rinnovabili.

Torniamo al falafel, che oltre a piazzarsi ai primi posti della classifica di sostenibilità, con 101 m2 di CO2 per porzione, è anche un piatto utile per aumentare la frequenza di consumo dei legumi, importanti fonti di fibra e di proteine di ottima qualità, ricche di aminoacidi essenziali e facilmente digeribili.

Fra i piatti più “virtuosi” in assoluto c’è anche una classica portata francese, l’insalata nizzarda, preparata con fagiolini e peperoni, ma anche tonno e uova. Una porzione da 100 grammi “pesa” appena 64 grammi di CO2.

La classica paella spagnola, completa anche dal punto di vista nutrizionale perché apporta le proteine del pesce e della carne, oltre alle fibre delle verdure e ai carboidrati senza glutine del riso, è anche piuttosto sostenibile: per produrne una porzione da 100 grammi servono quasi 2 metri quadrati di terreno e 241 litri d’acqua.

Anche la moussaka greca si può considerare sostenibile: richiede 241 litri di acqua per 100 grammi e si trova nella zona verde della Piramide Ambientale.

E la nostra pizza? Non malissimo, ma si può fare di meglio: la classica Margherita si aggiudica una posizione medio bassa, con un carbon footprint di 652, un water footprint pari a 412, e 2,46 metri quadrati di terreno impiegati. Sul piano nutrizionale, la pizza rimane un alimento completo, che contiene i tre macronutrienti principali: carboidrati, proteine e grassi. Per migliorare ulteriormente il suo profilo nutrizionale secondo i parametri della dieta mediterranea, si può scegliere quella preparata con farine di tipo 1 o 2, di tipo integrale o semi integrale.

La pizza è comunque più sostenibile del simbolo dello street food inglese, il fish and chips. Che anche dal punto di vista salutare, deve essere consumato saltuariamente: il fritto fornisce una quota importante di grassi, che subiscono alterazioni se portati a elevate temperature.

Neanche il cous cous marocchino, preparato con carne di agnello, ceci e uvetta, è leggero per il pianeta: per 100 grammi servono 548 litri d’acqua. Per la versione vegetariana, però, si risparmiano 50 litri d’acqua a porzione.

Fra i piatti peggiori per l’ambiente, una specialità della Croazia: la pašticada, a base di carne di vitello. Per produrne una porzione servono 15 metri quadrati di terreno e 2.300 litri d’acqua.

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