Tag: Cotto e Mangiato Ricette

» Fusilli con crema di ricotta e barbabietola

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I fusilli con crema di ricotta e barbabietola sono un piatto non solo buono da mangiare, ma anche troppo carino da guardare. Questo piatto è infatti anche detto pink pasta a causa del suo colore, in quanto viene condito con una semplicissima crema di ricotta (che potete anche sostituire con philadelphia o un altro formaggio spalmabile) e barbabietola: semplicissima, sì, ma molto scenografica proprio per via del colore rosa. Un piatto super misyano, insomma 😉
PS: volendo potete completare il piatto con un po’ di maggiorana fresca, come ho fatto io, ma vanno bene anche timo o basilico; potete invece aggiungere del parmigiano per intensificare un po’ il gusto della crema, se volete 😉

Anna in Casa: ricette e non solo: “Cotolette” con farina di ceci

Anna in Casa: ricette e non solo: "Cotolette" con farina di ceci
 
Per Natale ho ricevuto in regalo il libro Cucina botanica di Carlotta Perego, era un po’ che volevo comprarlo ed ora eccolo qui, tra i miei ricettari preferiti. Martedì ho cominciato a leggerlo e fra le ricette ho trovato questa delle “cotolette di ceci”: detto fatto, le ho preparate per cena. Non avevo dubbi sulla ricetta, ma li avevo sulla reazione dei miei: per fortuna ho raddoppiato le dosi… 

Ingredienti

160 g di farina di ceci

120 ml di acqua t.a.

70 g di pangrattato 

        anche senza glutine

1 cucchiaio di amido di mais

1 pizzico di paprica dolce

1 pizzico di cumino a piacere

1 cucchiaino raso di sale

4 cucchiai di olio e.v.o.

Se non volete friggere le cotolette, potete anche cuocerle in forno su teglia foderata con carta forno, ungendole leggermente da ambo i lati.

Procedimento

In una ciotola radunate le polveri,

e mescolatele.


Aggiungete un po’ per volta l’acqua

tenuta a temperatura ambiente.

Continuate a mescolare fino

ad ottenere un composto

omogeneo e senza grumi.

In un piatto fondo versate il

pangrattato

e prendendo un po’ di impasto fra 

le mani leggermente inumidite,

formate le cotolette.

Impanatele con il pangrattato, 

pressandole delicatamente.

Adagiate le cotolette su un foglio di carta 

forno o carta assorbente.

In una padella versate l’olio d’oliva e, 

appena caldo adagiate le fette;

cuocetele girandole,

fino a doratura da entrambi

i lati.

Una volta cotte mettete le cotolette su

carta assorbente per togliere

l’eccesso di unto.

Servitele ben calde accompagnate 

da salsine e insalata a piacere.

Vini biodinamici in Alto Adige

Vini biodinamici in Alto Adige

Prodotti in armonia con la natura, secondo le indicazioni di Rudolf Steiner, i vini biodinamici altoatesini sono una nicchia tutta da conoscere

Anche se ha solo 5.600 ettari di vigneto (circa l’1% del totale nazionale), l’Alto Adige è tra le più importanti regioni italiane per la produzione di vino di qualità, soprattutto per quanto riguarda i bianchi, che qui rappresentano il 64% del totale. La viticoltura è caratterizzata dalla presenza delle cooperative che vinificano le uve dei circa 5.000 viticoltori altoatesini, con risultati eccellenti (basti pensare a nomi come Terlano, realtà conosciuta e premiata nel mondo), da produttori privati, che in parte producono e in parte acquistano le uve, e da vignaioli che seguono l’intera filiera produttiva, dalla vigna alla bottiglia. L’attenzione alla sostenibilità, alla biodiversità e al rispetto della terra è, in generale, piuttosto elevata, ma ci sono cantine che ne hanno fatto una vera e propria filosofia produttiva, abbracciando la viticoltura biodinamica.

Cos’è la biodinamica

La viticoltura biodinamica è un tipo di agricoltura biologica, che si basa sulle idee del filosofo austriaco Rudolf Steiner. Tra le sue principali peculiarità, l’utilizzo di trattamenti a base di erbe e di alcuni particolari preparati e l’osservanza delle fasi lunari per le pratiche agronomiche. I vini biodinamici sono certificati dal marchio di qualità Demeter, riportato in etichetta.

Le migliori cantine

La viticoltura biodinamica è una nicchia, ma negli ultimi anni sta prendendo piede tra i consumatori attenti alle produzioni più sostenibili. Le cantine meritevoli di attenzione in Italia sono ormai centinaia e l’Alto Adige non fa eccezione, anzi: addirittura le cantine sociali più grandi, come quella di Caldaro, studiano le pratiche biodinamiche negli appezzamenti dei soci più visionari.

Tra i nomi storici della biodinamica altoatesina, c’è Manincor, che ha festeggiato nel 2021 i 25 anni di attività; situata a Caldano, comprende vigneti in alcune delle zone più vocate della provincia, come Mazzon, culla del miglior Pinot Nero, e Terlano, zona particolarmente vocata per le uve a bacca bianca, come pinot bianco, chardonnay e sauvignon. I vini hanno uno stile preciso, pulito e luminoso e sono in grado di sfidare il tempo con aristocratica eleganza; provare per credere con una vecchia bottiglia di Chardonnay Sophie o di Pinot Bianco Eichhorn.

Risale, invece, al 1978 la fondazione della cantina Loacker, sulla collina di Santa Maddalena, a pochi chilometri dal centro storico di Bolzano. Oggi condotta dai figli di Reiner, Hayo, Franz e Hannes, produce vini rossi molto interessanti, soprattutto a base delle uve caratteristiche di qui, schiava e lagrein. Sono da assaggiare il Gran Lareyn, un lagrein in purezza che profuma di frutti di bosco e spezie e sta molto bene per accompagnare i piatti di cacciagione come il capriolo, e il Santa Maddalena Morit, capace di rappresentare alla grande l’essenza dei vini che nascono su questa fortunata collina. Stappatelo con i canederli, con un tagliere di speck e formaggi, ma anche con una pizza alla boscaiola.

Un altro nome di riferimento della biodinamica altoatesina è, senza dubbio, Lageder, azienda che da qualche tempo ha visto l’ingresso della nuova generazione e, con essa, di nuove idee e progetti, come quello delle “Comete”, vini figli di prove in vigna e in cantina realizzati per una volta soltanto. Le etichette icona rimangono però i due Löwengang, un rosso a base di Cabernet e un bianco a base di Chardonnay che nascono sulle colline di Magrè e che hanno contribuito all’affermazione della viticoltura altoatesina ben oltre i confini locali.

Chiudono la carrellata due realtà più piccole e artigianali ma altrettanto interessanti. Tenuta Dornach di Patrick Uccelli sta sulle colline di Salorno, nella zona più meridionale dell’Alto Adige. I vini qui dal 2019 non hanno un nome, ma un numero, che segue l’ordine di imbottigliamento, perché Patrick crede che il vino sia unico e non possa essere replicato con lo stesso risultato ogni anno. Provare per credere con l’assaggio del 14, un Pinot Nero della vendemmia 2018 e del 17, sempre Pinot Nero, ma dell’annata 2020. Sulle colline di Caldano, c’è la minuscola Tröpfltalhof di Andreas Dichristin, un’azienda con 2,5 ettari di vigneti che comprende anche appartamenti agrituristici. Il vino da non perdere qui è il Garnellen, un sauvignon affinato in anfora, pieno di vitalità e di sapore.

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