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Porri: le migliori ricette | La Cucina Italiana

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Vediamo qualche ricetta di uno dei prodotti alla base di tanti piatti che cuciniamo ogni giorno, come: Involtini, gratin, torte salate, vellutate, zuppe, paste, tortini e contorni golosi. Ma anche qualche frittino che stuzzica l’appetito. E i porri sono perfetti per ognuna di queste preparazioni, grazie alla loro particolare forma che si presta a contenere altri alimenti e al sapore delicato capace di caratterizzare ogni piatto.

Come la cipolla

Uno degli usi più intuitivi del porro è quello di impiegarlo in tutte le ricette in cui abitualmente usiamo la cipolla. Sarà una base perfetta per risotti, sughi, stufati, arrosti e contorni misti di verdure. Renderà inoltre speciali brodi di carne, pesce e verdure e donerà una nota aromatica e riconoscibile a ogni zuppa e vellutata.

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Porri: ricette perfette per farne piatti squisiti

Ancora più digeribile

Se cipolla, scalogni e porri vi danno qualche problema durante la digestione, dovreste provare a trattarli diversamente. Uno dei metodi più diffusi prevede la*** ***stracottura. In pratica si prolungano i tempi di cottura del porro abbassando la fiamma e aggiungendo acqua calda o brodo. Si procede fino alla perdita di consistenza della verdura che potrà così essere usata per condire altre pietanze o come base per tutte le ricette che ne prevedono l’impiego. In alternativa, si può soffriggere un’abbondante quantità di porri affettati nell’olio che poi filtreremo e utilizzeremo per condire pasta, riso, pesce o carne.

I benefici

Oltre che per le innate caratteristiche aromatiche, i porri sono molto apprezzati anche grazie alle numerose proprietà. Sono idratanti, ipocalorici (costituiti da acqua quasi al 90%) e ricchi di sali minerali, fibre e vitamine. Sono inoltre preziosi per prevenire le malattie cardiovascolari, ridurre il colesterolo cattivo e mantenere la pelle giovane ed elastica. Sono molto indicati nelle diete grazie al loro potere saziante e poiché favoriscono la pulizia dell’intestino.

Le nostre 30 ricette con i porri

Davide Oldani: “Con il cibo non si gioca”. O, forse, sì?

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Lo chef Davide Oldani e il narratore gastronomico Paolo Vizzari

Se il gioco di squadra fa la forza, “con il cibo – invece – non si gioca”: non si spreca e va trattato con rispetto. L’insegnamento che ci viene dato da piccoli vale sempre e vale anche per gli studenti dell’istituto alberghiero di Cornaredo, dove con il contributo di Oldani, il programma è stato completamente rivoluzionato: non si parte più dalla ricetta, ma dall’ingrediente.

Al contrario la cucina può essere un gioco, soprattutto per chi la degusta. Lo chef lo racconta con “Lamponi, orzo ed erbe”, un piatto letteralmente da leccare, proprio come fanno i bambini, e con le Minne di Sant’Agata “sorrette” da una Colombina giocoliera disegnata sul piatto.

L’ultima versione dell’iconica cipolla caramellata di Davide Oldani

Nel mezzo ci sono i due piatti signature dello chef: la cipolla caramellata nella sua ultima versione, “semplificata e moderna”, con quenelle di gelato al Grana Padano 24 mesi Riserva, croccante di cipolle, mousse al grana padano e cipolla caramellata e da gustare affondando il cucchiaio in un bicchiere; e poi Zafferano e riso, “la mia personale reinterpretazione del riso del mio secondo padre, Gualtiero Marchesi”,  con lo zafferano che disegna una spirale sul riso così che a ogni cucchiaiata anche l’ospite più distratto possa gustare lo zafferano e il riso insieme.

Spritzerie: locali dove lo spritz è il protagonista

Spritzerie: locali dove lo spritz è il protagonista

Lo spritz è in assoluto l’aperitivo più venduto nel nostro paese, da Nord a Sud, e oramai non ci ricordiamo neppure come fosse prima che il cocktail tipico veneto invadesse l’Italia intera. Oramai spritz è sinonimo di dolcevita nel mondo e si comincia a parlare di una vera e propria spritz economy che nel 2019 ha toccato i 4,3 miliardi di euro (“Sole24Ore”) solo nel nostro Paese.   

Lo spritz è andato alla conquista oltre confine approdando a New York, ed è lì che ha scalzato il rosé negli aperitivi della Grande Mela. In Francia, invece, per stima e un po’ per invidia, ha ispirato la versione-copia a base di vino frizzante dall’Argentina e liquore di arance Valencia: lo Chandon Garden Spritz. Fieri dell’originale e senza temere rivali, in Italia navighiamo a tutta velocità dando vita alla startup Sprizzer per dosarlo alla spina, già miscelato, e al franchising Spritzzeria per raggiungere capillarmente ogni angolo del Bel Paese

Spritz mania: dai 2€ allo stellato

Lo spritz unisce intere generazioni, e non solo perché il costo è contenuto (solitamente, ma occhio al rincaro in arrivo): parte dai 2,5€ se bianco nel Veneto, mai sotto i 4 rigorosamente con fetta d’arancia in Emilia, fino a 15€ con vista Duomo a Milano. Lo spritz dà il via al pranzo stellato al D’O di Oldani (Cornaredo, due stelle Michelin), si sorseggia sui tetti della capitale quando cala il sole e si assapora, come se fosse il più buono di sempre, da neolaureato all’Inge Bar di Ferrara. La varietà è tale che sono nati persino dei locali specializzati, quelli che vanno a tutto spritz, che lo vendono economico e fanno la fortuna dell’universitario squattrinato, o che lo servono d’autore in location da urlo. Venezia resta fedele ai suoi bacari, mentre Milano modaiola si stacca dal trend del gin e omaggia lo spritz con un locale totalmente dedicato. 

Aperol, Select o Campari?

L’IBA (the International Bartenders’ Association) l’ha inserito tra i New Era drinks nel 2011, mentre la Mixology Academy ne ha fatto un Master ad hoc. Proprio perché gli ingredienti sono pochi: vino bianco, bitter e soda, devono essere di buona qualità e ben miscelati. I bartender si spingono a cercare varianti fantasiose oppure riscoprono antichi liquori e amari, di nicchia e locali (come il Centino o il Meletti). Ci sono però le dovute differenze: a Venezia il vino è fermo e si usa rigorosamente il Select, a Treviso si serve in caraffe unendolo all’Aperol o al Campari. A Udine è d’obbligo usare il Tocai friulano e una buccia di limone, a Trieste lo spritz è ancora quello austro-ungarico: vino e acqua gassata. Non chiamiamolo banale. 

 

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