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Ricetta Paris-Brest all’uva – La Cucina Italiana

  • 75 g farina
  • 65 g latte
  • 50 g burro
  • 20 g granella di nocciole
  • 2 uova
  • zucchero semolato e a velo
  • sale
  • 350 g panna fresca
  • 125 g croccante di nocciole
  • 80 g cioccolato bianco
  • 4 g gelatina alimentare
  • un baccello di vaniglia
  • scorza di limone
  • 700 g uva rosata senza semi
  • 100 g zucchero
  • 8 g pectina
  • limone

Per la ricetta della paris-Brest all’uva, scaldate il latte con 60 g di acqua, un pizzico di sale e un pizzico di zucchero semolato fino al bollore; unite il burro e, quando si sarà fuso, togliete la casseruola dal fuoco e aggiungete la farina tutta in una volta; mescolate rapidamente finché la pasta non si staccherà dalle pareti formando una palla; riportate sul fuoco per 1-2 minuti in modo da far asciugare un po’ la pasta, mescolando costantemente. Togliete dal fuoco.
Incorporate un uovo alla volta, aggiungendo il secondo solo quando il primo sarà perfettamente amalgamato. Raccogliete la pasta nella tasca da pasticciere con bocchetta dentellata. Disegnate su 3 fogli non troppo grandi di carta da forno un anello di 12 cm di diametro, girate i fogli, accomodateli su una o due placche e formate, seguendo il contorno che avete disegnato, 3 anelli di pasta bignè.
Distribuite sulla superficie di ognuno la granella di nocciole e spolverizzate con poco zucchero a velo. Infornate a 180°C per 25 minuti, poi riducete la temperatura a 160°C e completate la cottura in 25 minuti circa. Non aprite il forno prima di 40 minuti di cottura perché altrimenti gli anelli si sgonfiano del tutto. Sfornate gli anelli e fateli raffreddare.
Per la ganache, sminuzzate il cioccolato in una ciotola. Ammollate la gelatina in acqua. Scaldate 175 g di panna con un baccello di vaniglia e 2 scorze di limone fino al bollore; eliminate poi gli aromi, unite la gelatina strizzata, mescolate bene fino a farla sciogliere.
Versate la panna sul cioccolato e mescolate finché non otterrete un composto liscio e omogeneo. Aggiungete il resto della panna fredda e mescolate ancora molto bene (potete amalgamarla con un breve impulso di frullatore a immersione). Coprite con la pellicola, a contatto, e mettete in frigo per 4-5 ore. Togliete dal frigo e montate con le fruste elettriche unendo un paio di cucchiai di croccante frullato in polvere.
Per la gelatina d’uva, lavate e diraspate l’uva, centrifugate gli acini con il succo di mezzo limone; mescolate 400 g di succo di uva con 80 g di zucchero; fate ridurre sul fuoco fino a 200 di liquido; alla fine unite 20 g di zucchero mescolati con 8 g di pectina.
Dividete gli anelli a metà, farciteli con poca gelatina di uva e con abbondante ganache, distribuita con la tasca da pasticciere; chiudete con la calotta e decorate a piacere con acini di uva privati della buccia.

Dante: 5 curiosità dalla tavola del Sommo Poeta

Dante: 5 curiosità dalla tavola del Sommo Poeta

A desinare con Dante (e i suoi amici stilnovisti) per celebrarne il settecentenario saziando l’appetito di sfizi culinari e di curiosità sulla tavola del Medioevo

Racconta Giovanni Boccaccio, autore del Decamerone nonché primo biografo di Dante, che la madre Bella sognò di partorire il sommo poeta vicino a un corso d’acqua cristallina, di vederlo nutrirsi di bacche d’alloro e trasformarsi sotto i suoi occhi in un magnifico pavone. La simbologia alloro/pavone che il Boccaccio vuol collegare al serto col quale erano coronati i migliori potrebbe suonare molto irriverente, da un punto di vista culinario: perché l’alloro, oltre che premiare i vincitori dei certami, insaporiva gli arrosti e il nobile pavone finiva spesso debitamente cucinato sui deschi e poi nello stomaco dei contemporanei di Dante, insieme a gru, tartarughe, anguille e perfino… grilli!

Ce lo testimonia uno dei primissimi ricettari della Storia, quel Liber de Coquina frutto del fervore culturale della corte angioina di Carlo II. Proviamo allora a sederci insieme alla tavola di Dante nella sua casa di famiglia a Porta San Piero, prima che l’esilio lo allontani per sempre da Firenze, a consumare un bel desinare preparato sotto la supervisione di sua moglie, monna Gemma Donati, immaginando che ci siano degli amici con lui, tutti scrittori e poeti: magari lo sdegnoso Guido Cavalcanti, il suo maestro ser Brunetto Latini, il notaio Lapo Gianni, e anche il cugino acquisito Bicci Donati, notoriamente buona forchetta, tanto che Dante lo metterà nel Purgatorio dei golosi.

Immaginiamo un pasto senza troppi fronzoli, in un contesto di amicale condivisione. Del resto Dante per primo ha fatto del sapere «un banchetto da condividere» nel Convivio e ha costellato i suoi scritti di metafore legate al cibo. A partire dal dover mangiare quel pane altrui che tanto «sa di sale», concesso all’«esule immerito» quasi per carità, mentre a Firenze, da quando le rivalità con Pisa resero difficoltoso l’approvvigionamento di sale, si era abituati a mangiarlo sciocco, cioè non salato. Buon appetito allora con Dante e i suoi amici poeti, per ricordarlo come un uomo vero, nella sua dimensione umana e familiare e nel suo tempo terribile e magnifico.

5 curiosità dalla tavola di Dante

1) Condire all’antica
Lasagne, maccheroni e «raviuoli» ai tempi di Dante si servivano con burro, formaggio, spezie e… zucchero! Il pomodoro non c’era ancora. Fu poi un discendente di Guido Cavalcanti, Ippolito, a scrivere nell’Ottocento una delle prime ricette di maccheroni al sugo.

2) Colorate e digestive
Le salse erano molto apprezzate nel Medioevo sia per la loro sapidità, che doveva contribuire a insaporire il pane sciapo fiorentino e a favorire la prima digestione di carni e pesci, sia per i colori a contrasto (bianco, verde e marrone per la camelina a base di cannella e chiodi di garofano), che finivano per farne un elemento decorativo sulle mense.

3) Frutta, vero aperitivo
Mentre i servi finivano di montare le mense, cioè i ripiani di legno sostenuti dai cavalletti che poi, coperti di tovaglie, avrebbero ospitato i convitati, agli ospiti si servivano frutta e vino dolce, come stuzzichini per «aprire lo stomaco» e far venire appetito…

4) Chilometro zero
Dante era proprietario di terreni agricoli appena fuori Firenze e poteva mettere sulla sua tavola la frutta e la verdura dei suoi contadini. E anche i funghi «di bosco», riguardo ai quali già allora si poneva molta attenzione nel riconoscere quelli mangerecci da quelli pericolosi.

5) Cotta nell’orcio
La gallina «implenda», cioè ripiena, si preparava così: la sua pelle veniva infilata in un vaso di coccio allungato con un’apertura abbastanza larga da inserire il ripieno. Il contenitore, chiuso, si lasciava bollire a bagnomaria. Quando era il momento di portarlo in tavola, si doveva rompere il vaso!

» Cuor cake – Ricetta Cuor cake di Misya

Misya.info

Innanzitutto preparate la crema: mettete farina e zucchero in un pentolino, incorporate il latte a filo mescolando costantemente per non far creare grumi, quindi unite succo e buccia di limone e cuocete fino a che la crema non sarà arrivata a ebollizione e non si sarà addensata.
Aggiungete la curcuma o il colorante (se avete deciso di metterlo), quindi coprite con pellicola a contatto e lasciate raffreddare completamente.

A questo punto potete preparare l’impasto per le tortine: montate gli albumi a neve fermissima insieme allo zucchero.

Incorporate farina e lievito setacciati, olio e buccia di limone, mescolando sempre molto delicatamente, con movimenti dal basso verso l’alto, in modo da non far smontare gli albumi.

Versate un po’ di impasto in ogni formina, riempiendola per metà, quindi aggiungete al centro (lasciando i bordi liberi) la crema ormai fredda, infine coprite la crema con l’impasto restante e infornate in forno statico già caldo, cuocendo per circa 20 minuti a 180°C (se fate la prova stecchino ricordate che il cuore di crema deve rimanere morbido, quindi non infilzate lo stuzzicadenti fino al centro).

Lasciate raffreddare completamente prima di sformare le tortine, quindi sciogliete un po’ di cioccolato bianco (nel microonde o a bagnomaria), versatelo in una sac-à-poche col beccuccio liscio e molto piccolo e disegnate dei cuoricini in cima alla cupola di ogni tortina.

I cuor cake sono pronti.


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