Tag: pasta

Aglio arrostito: per una pasta aglio e olio più cremosa!

Aglio arrostito: per una pasta aglio e olio più cremosa!

Questa è una ricetta che farà innamorare anche chi non ama particolarmente l’aglio, poiché molto più digeribile

Se non siete amanti dell’aglio questo articolo potrebbe farvi cambiare idea…ecco perché:

L’aglio arrostito non sa di aglio anche se è aglio

Dimenticate il gusto pungente dell’aglio fresco.
Quando parliamo di aglio arrostito tutto cambia.
La consistenza diventa molto cremosa, il gusto dolce e anche la digeribilità ne giova.
L’aglio cotto in forno è un ottimo insaporitore di zuppe, vellutate, purè e pietanze autunnali e invernali che sanno di comfort food.
Ecco come si prepara.

Come fare l’aglio arrostito

Non vi diamo una lista di ingredienti perché sarebbe troppo breve dato che l’unica cosa di cui avete bisogno per preparare questa ricetta è una testa di aglio.
Certo, magari scegliete un aglio particolarmente buono e saporito come quello di Sulmona per un risultato straordinario.
Tagliate solo la parte superiore lasciando tutto gli spicchi attaccati e poi avvolgete la testa di aglio nella carta stagnola.
Cuocetela in forno a 180° per circa 20 minuti.
Una volta pronto, va lasciato raffreddare un po’ e l’aglio va semplicemente spremuto con le mani in modo da tirar fuori tutta la polpa morbida che c’è all’interno.

Pasta aglio olio e peperoncino cremosa

Se siete amanti dei classici spaghetti aglio olio e peperoncino, non potrete non provarli nella versione con l’aglio arrosto!
Basterà utilizzare la crema dell’aglio arrostito al posto del classico spicchio d’aglio. La crema va aggiunta alla fine per mantecare bene la pasta, che dopo essere scolata va cmq passata i padella con olio e peperoncino. La salsa di aglio arrostito donerà molta più cremosità e un gusto più delicato al piatto, adatto anche a chi fatica di norma a digerire l’aglio.

Ricette con l’aglio arrostito:

Cosa infornare insieme all’aglio

Ovviamente vi suggeriamo di fare una bella infornata di verdure o carne o pesce se volete provare l’aglio arrosto e non di farlo con il forno praticamente vuoto.
Potete aggiungerlo intero e tagliato solo su un’estremità all’interno di una teglia di verdure miste autunnali come patate, broccoli, cavolfiore, cipolla e cavoletti di Bruxelles.
Condite tutto con olio, sale, pepe e erbe aromatiche miste e cuocete in forno a 200° per 30 minuti.
Quando le verdure saranno cotte, e anche l’aglio, spremetelo sopra e servite.

Potete anche aggiungerlo ad un arrosto di carne o pesce e sta benissimo sulle bruschette con i pomodori confit.

Purè di patate all’aglio arrosto

La crema di aglio preparata come vi abbiamo spiegato nella prima ricetta è ottima anche per insaporire un classico purè di patate cucinato con burro, latte e parmigiano come da ricetta tradizionale.
Il gusto sarà leggermente più dolce e aromatico, da provate assolutamente!

Aglio e miele

L’abbinamento vi sorprenderà sicuramente!
Arrostite delle verdure in forno insieme a qualche testa di aglio con un condimento di olio, sale e pepe e coprite con abbondante miele.
Una volta pronto questo contorno scoprirete che non potrete più farne a meno e vorrete provare tutte le combinazioni di verdure. Piccolo suggerimento: le carote e la zucca stanno particolarmente bene con l’aglio e il miele.

Scorrete la gallery in alto per scoprire come preparare l’aglio al forno!

 

cuocere la pasta nel vino “in bianco”

cuocere la pasta nel vino "in bianco"

Chic e non impegna, ecco come evitare gli errori più comuni con la ricetta della riduzione al vino dello chef stellato Alfio Ghezzi

Il risotto al Barolo o sfumato al vino è un grande classico della cucina italiana. E la pasta? Pennette alla vodka a parte, la cucina italiana è punteggiata da qualche ricetta di spaghetti ubriachi che prevedono una cottura nel vino, ma nulla di elegante. Eppure gli aromi e il gusto di un vino elegante, magari bianco, potrebbe essere proprio la chiave per impreziosire un semplice piatto di basta. Quasi in bianco. Uno degli chef che propone un piatto simile è lo stellato Alfio Ghezzi, che nei suoi ristoranti Senso Lake Garda a Limone e Senso MART di Rovereto (TN) padroneggia questa tecnica e ci ha spiegato come utilizzarla al meglio in cucina.

A casa dei Ferrari, sperimentando con il TrentoDoc

Era il 2013 e Alfio lavorava a Locanda Margon, all’epoca stava sviluppando il tema dell’utilizzo delle bollicine di montagna TrentoDoc anche in cucina. Alle sue riflessioni si aggiunse una frase pronunciata da Massimo Bottura in un convegno di settore in cui lo chef aveva sottolineato quanto la tradizione spesso non fosse rispettosa del territorio, e di come nelle ricette tipiche in realtà i prodotti tipici fossero usati male, poco valorizzati e anche mortificati. Dall’insieme delle due cose nascerà l’idea di un piatto che racconta quattro prodotti: il TrentoDoc, il Trentingrana, l’olio del Garda trentino DOP e la pasta Monograno Matt Felicetti. «Quel piatto lo chiamai Insolito Trentino e amavano definirlo diversamente tradizionale».Insolito trentino, il piatto di Alfio Ghezzi.

La cottura nel vino, come si fa è cosa dona alla pasta

Spiega Ghezzi, il vino «conferisce acidità/freschezza, ma anche, molto importante, porta il pH da basico ad acido, rallentando così la cottura e permettendo alla pasta o al riso di rimanere al dente più a lungo». Cucina gli spaghettoni Monograno Matt per 6 minuti in acqua e successivamente, una volta scolati, termina la cottura in casseruola con 200 g di riduzione di vino fino a quando assorbono tutto. Una volta cotti non resta che mantecarli con del Trentingrana.

Vino chardonnay e pasta lunga

Nel ristorante dello chef Ghezzi si è utilizzato prevalentemente del vino chardonnay, e della pasta lunga, che lui giudica più adatta a questo tipo di preparazione. Basta non fare degli errori insidiosi: l’eccesso di acidità, quindi mancanza di equilibrio nei sapori, e la cottura, che come spiegato dallo chef aumenta di qualche minuto. Consiglio pratico, assaggiare ed aggiustare i sapori facendo attenzione soprattutto a trovare il giusto condimento da abbinare.

Less is more, non serve aggiungere altro

Questo tipo di pasta ha già un sapore deciso che non deve per forza trovare un abbinamento troppo azzardato. Con una noce di burro e una spolverata di un buon formaggio grattugiato si otterrà un ottimo risultato. Per chi volesse alzare l’asticella, lo chef ci consiglia «soprattutto pesce, molluschi oppure caviale. Darà un tocco di freschezza se aggiunta a una zuppa di pesce».

Il segreto del vostro successo è la riduzione di chardonnay di Alfio Ghezzi

Mettete in casseruola uno spicchio di aglio e un bicchiere di olio extravergine di oliva, fate sfrigolare e aggiungete tre bicchieri di brodo vegetale o leggero di pollo e fate ridurre di un terzo quindi aggiungete 0,75 di vino chardonnay e fate ridurre ancora di un terzo. Filtrate ed emulsionate e usatela come “fondo base” sia per cuocere la pasta, ma anche da aggiungere negli ultimi 5 minuti di cottura del riso.

Lo chef Alfio Ghezzi.

Pasta, la scienza spiega perché siamo programmati per amarla

Pasta, la scienza spiega perché siamo programmati per amarla

Lo ha spiegato Erminio Monteleone dell’Università di Firenze: il gusto della pasta tende al dolce, un un gusto verso cui abbiamo una predisposizione innata

Non il formaggio, non il pesce e neppure i dolci. Ma la pasta sì: mette d’accordo tutti. È difficile trovare chi non apprezzi un piatto di fumanti spaghetti al pomodoro. La ragione c’è, ed è scientifica: la pasta innesca delle reazioni di piacere inconsce fin dalla prima forchettata. Lo ha spiegato Erminio Monteleone, professore dell’Università di Firenze e presidente della Società italiana di Scienze sensoriali, in un digital talk di cui Barilla Group è stato l’host.

Questioni (scientifiche) di gusto e consistenza

Per prima cosa, il gusto tende al dolce, un flavour, un gusto verso cui abbiamo una predisposizione innata (diversamente dall’amaro o dall’acido). Mentre mastichiamo, la pasta passa da elastica a corposa e cremosa: tendiamo a preferire questa consistenza, ad esempio, alla secchezza.

«Per la nostra mente, il gradimento è la condizione necessaria per motivare il consumo di un determinato alimento», ha spiegato Monteleone. «E il gradimento è condizionato dalla reazione alle caratteristiche del gusto del cibo. Siamo naturalmente predisposti verso il dolce e il cremoso, che segnalano energia, o il salato e l’umami, che segnalano la presenza di elementi essenziali come il sodio o le proteine, mentre tendiamo inconsciamente a evitare cibi amari e acidi, perché considerati segnali di allarme. Se qualcosa ci piace ci esponiamo volentieri alla ripetizione dell’esperienza, che diventa un elemento importante di formazione delle preferenze».

Non solo: la pasta, combinata con i suoi condimenti, aiuta anche ad accettare i sapori più “difficili” e a provarne di nuovi. Ad esempio, può diventare un passe-partout per incoraggiare i bambini ad assaggiare anche le verdure dai sapori più amari a causa dei fenoli, verso i quali la nostra saliva fa da barriera.

E perché ricette classiche come gli spaghetti al pomodoro, la carbonara o le linguine al pesto conquistano praticamente tutti? Nel primo caso, «al tono dolce della pasta si unisce il tipico umami della salsa al pomodoro e della spolverata di parmigiano», spiega Monteleone. La carbonara, invece, «unisce all’umami del cacio stagionato la cremosità della salsa e la sapidità del guanciale». Nelle linguine al pesto, la pasta “ammorbidisce” e bilancia il tono amarognolo del condimento.

 

Proudly powered by WordPress