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Ricotta di bufala, l’inaspettata alleata contro il caldo

La Cucina Italiana

Sapevate che la ricotta di bufala è un’alleata a tavola contro il caldo? Ve lo spieghiamo noi.

Anche quest’anno l’estate è da bollino rosso: il caldo ci fa sentire spossati e fiacchi. La migliore soluzione è cercare di recuperare l’energia anche facendo attenzione a ciò che portiamo in tavola. Ci sono regole sempre valide: astenersi dall’alcol e dalle bevande zuccherine a favore dell’acqua; non esagerare con le porzioni, ma mangiare poco e spesso; privilegiare la frutta e la verdura.

Ricotta di bufala

Però quello che forse non sappiamo (e nemmeno immaginiamo) è che, fra i cibi anticaldo, un ruolo privilegiato spetta alla ricotta di bufala, meglio se campana Dop. Come spiega il professor Germano Mucchetti, docente di Tecnologie lattiero casearie all’università di Parma, «la ricotta di bufala campana a denominazione di origine protetta è un alimento ad alta digeribilità, ricco di calcio e fosforo, con un elevato contenuto di siero proteine di latte nel loro stato naturale».

Le siero proteine del latte sono fra gli ingredienti principali degli integratori alimentari presentati sotto forma di barrette energetiche o di dispersioni colloidali o gel, che vengono utilizzati sia dagli sportivi sia dal resto della popolazione per il recupero dell’equilibrio energetico e per il reintegro dei sali minerali che si perdono durante le normali attività della vita quotidiana.

La ricotta è adatta anche ai bambini e agli anziani e, come afferma il presidente del Consorzio di Tutela, Benito La Vecchia, «rappresenta un alimento che esprime, soprattutto nella stagione estiva, un giusto equilibrio tra apporto nutrizionale e piacere del gusto». Come consumarla in questa estate rovente? La ricotta è buona al naturale, ma anche accompagnata a frutta di stagione. Si può spalmare sui crostini oppure, come si fa con la mozzarella, abbinare con i pomodorini o altre verdure.

Nella stagione più calda bisogna fare anche molta attenzione alla corretta preparazione e conservazione dei cibi, perché le temperature elevate favoriscono la contaminazione degli alimenti e aumentano il rischio di gastroenteriti e intossicazioni alimentari, specialmente nei bambini. Per questo, come raccomanda il Ministero della Salute, occorre rispettare rigorosamente la data di scadenza del prodotto ed evitare di lasciare i cibi deperibili, fra cui anche la ricotta di bufala, a temperatura ambiente, ma riporli sempre in frigorifero prima possibile.

Come cucinare la pasta di riso: ultra light e buonissima

Come cucinare la pasta di riso: ultra light e buonissima

La pasta di riso è un ingrediente tipico della cucina orientale che piano piano sta entrando anche nella nostra tradizione culinaria. Si tratta di una pietanza decisamente più leggera rispetto alla pasta di grano che viene comunemente utilizzata nella nostra cucina, ideale quindi per chi vuole seguire un regime alimentare ipocalorico o vuole provare qualcosa di diverso rispetto ai piatti più tradizionali. La pasta di riso, inoltre, non contiene glutine ed è quindi utilizzabile anche dai celiaci e dagli intolleranti a questo ingredienti che possono usarla praticamente in tutte le ricette per sostituire quella “tradizionale”.

Le caratteristiche della pasta di riso

La pasta di riso non ha un gusto molto differente rispetto a quello della pasta di grano; è semplicemente più delicata come sapore, è – proprio come il riso – più facilmente digeribile e ha un apporto nutrizionale decisamente apprezzabile. 

Contiene, infatti, un apporto energetico elevato, grazie all’ottima quantità di carboidrati, proteine e – più marginalmente – i grassi contenuti al suo interno. Apporta anche una buona quantità di fibre ed è priva di colesterolo. La pasta di riso, inoltre, contiene vitamina B, sali minerali come fosforo e manganese ed è priva di lattosio e pertanto adatta anche agli intolleranti a questo ingrediente. 

Come cucinare la pasta di riso

Per una cottura ottimale della pasta di riso bisogna rispettare alcuni requisiti fondamentali. Il primo è il tempo di cottura – sempre comunque indicato nella confezione della pasta – che è decisamente inferiore rispetto a quella di grano duro. 

La pasta di riso va cotta in acqua bollente già con il sale e lasciata lessare per circa 3-4 minuti prima di essere scolata e passata subito sotto un getto di acqua fredda per bloccare la cottura. 

Particolare non meno importante: la pasta di riso tende ad incollarsi molto di più rispetto a quella di grano duro. È molto importante, quindi, girarla frequentemente mentre cuoce in pentola, per evitare che si attacchi. Una volta cotta, infine, è buona norma aggiungerla immediatamente al condimento predisposto per accompagnarla, amalgamandola subito per evitare che si trasformi in un agglomerato unico difficile poi da mangiare. 

Come cucinare la pasta di riso nel wok

Chi vuole cucinare la pasta di riso nel wok, la pentola che si usa nella cucina orientale. Questo recipiente – perfetto per friggere, cuocere a vapore o semplicemente per mantecare con poco olio i piatti – è ideale anche per cuocere la pasta di riso

Basterà in questo caso basta farli ammollare per circa 10 minuti in acqua tiepida e poi unirli nel wok al condimento (sugo, verdure, pesce) che avete previsto. Basteranno 5 minuti e due cucchiai di olio extravergine di oliva per portare a tavola un piatto ricco, nutriente e leggero.

Come preparare altre ricette dal sapore orientale

Perché le ciliegie quest’anno costano così care?

La Cucina Italiana

Da qualche giorno si parla molto del prezzo delle ciliegie, tanto da essere quasi un ciligie-gate. Quasi 18 euro al chilo. Ma non si tratta del frutto in generale, ma proprio di una particolare varietà. Tanto costano, quest’anno, le ciliegie Ferrovia, originaria delle Murge in Puglia, in alcuni negozi di frutta milanesi (e, a Genova, circa 14). Come è possibile?

Boom prezzo delle ciliegie: perché?

Innanzitutto, sulla scia della guerra in Ucraina, i costi di produzione sono aumentati esponenzialmente. Le ciliegie vengono trasportate su strada, e il balzo dei prezzi dei carburanti ha moltiplicato i costi e ridotto il margine di redditività. 

L’analisi della Coldiretti sui dati Istat di aprile rispetto allo stesso mese dello scorso anno segnala un aumento dei prezzi di produzione dell’industria alimentare italiana, nel complesso, del 14%. “L’impatto dell’impennata dei costi per l’insieme delle aziende agricole supera i 9 miliardi di euro”, fa sapere l’organizzazione. “In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio”.

Oltre un’azienda agricola su dieci (l’11%), secondo i dati del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) sta attraversando una fase tanto critica, da decidere di chiudere l’attività e una su tre è costretta a lavorare con un reddito negativo, proprio a causa dell’aumento dei prezzi di produzione.

Cosa succede in Puglia?

La Puglia (dati Coldiretti) è la maggior produttrice di ciliegie in Italia: detiene il 35% delle produzioni nazionali, per un fatturato di circa 22 milioni di euro. È in particolare nella provincia di Bari che si concentra la produzione (il 34% di quella di tutta l’Italia).

A incidere sulla crisi delle ciliegie, anche la grave siccità, una limitata disponibilità irrigua e i costi della manodopera. Le ciliegie sono destinate solo al consumo fresco: le pezzature devono essere integre e la fase di coltivazione e di raccolta molto accurata, e l’uomo, in questi procedimenti, non può essere sostituito dalle macchine.

Quello che, però, proprio non torna è il fatto che agli agricoltori pugliesi che si occupano della coltivazione e della raccolta delle ciliegie venga riconosciuto solo 1,8 euro al chilo, un decimo di quanto le paga il consumatore. Un produttore di ciliegie Ferrovia riferisce al Corriere della Sera che, se a luglio 2021 spendeva 6 centesimi al KWh, quest’anno arriva a 30. Cinque volte tanto. Per compensare questi costi, spiega, le ciliegie dovrebbero essere pagate almeno 3 euro al chilo, invece che 1,80. 

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