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Semifreddo al mascarpone – Ricetta di Misya

Semifreddo al mascarpone - Ricetta di Misya

Innanzitutto separate tuorli e albumi, poi iniziate a preparare lo sciroppo per pastorizzare le uova: mettete 15 gr di acqua e 25 gr di zucchero in un pentolino e portate a piena ebollizione (se avete un termometro per dolci, deve arrivare a 121°C).

Nel frattempo iniziate a montare gli albumi e, quando saranno mezzi montati, iniziate a versarvi lo sciroppo bollente a filo, continuando a montare finché il composto non si sarà raffreddato.

Fate la stessa cosa con i tuorli: mettete a fare lo sciroppo, poi iniziate a montare i tuorli, quindi versate lo sciroppo bollente a filo e montate fino a far raffreddare il composto.

A parte, montate la panna ben fredda di frigo.

Incorporate il mascarpone ai tuorli con le fruste.

Incorporate anche lo zucchero, sempre montando con le fruste e poi, con una spatola, incorporate panna e meringa, mescolando delicatamente con un movimento dal basso verso l’alto.

Trasferite la crema negli stampini (io ho usato quelli in silicone, ma vanno bene anche quelli usa e getta), quindi disponete in cima i Savoiardi, cercando di coprire più o meno tutta la superficie (nel mio caso è bastato tagliarli a metà).
Fate riposare in freezer per almeno 3 ore.

Infine riprendete gli stampini, lasciateli riposare circa 5-10 minuti a temperatura ambiente e capovolgeteli sul piatto da portata, sfilando delicatamente lo stampo.

Il semifreddo al mascarpone è pronto, non resta che decorarlo a piacere e servirlo.

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La Cucina Italiana

Alcuni ragazzi, secondo lei, sono molto dotati.
«La precisione è una delle doti che noto di più in loro. È un aspetto che mi colpisce sempre, anche perché riescono a trasformare un deficit in un pregio. In cucina, in una pizzeria, in una panetteria, in una pasticceria, riuscire a garantire uguale standard, nel prodotto finito, è un pregio».

Si sente arricchito da questa esperienza?
«L’arricchimento, per me, è sicuramente umano. Lavorare con loro fa comprendere tante cose della vita, a cominciare dalla semplice constatazione della nostra fortuna. E c’è un altro aspetto che voglio sottolineare: ciò che per noi a volte può essere semplice, per loro è il frutto di un impegno notevole e rappresenta il raggiungimento di un grande obiettivo: fare 100 taralli è un traguardo significativo. Per me partecipare a tutto questo non nego che è emozionante».

Ci racconta un episodio che, durante il corso dello scorso anno, vi ha divertito?
«Un giorno, sapendo che avremmo preparato la pizza, un ragazzo, che si chiama Marco, si è portato il gorgonzola da casa, sua grande passione. Ma, durante il tempo trascorso insieme, se l’è mangiato quasi tutto. Così gliel’ho preso e nascosto, anche per evitare che si sentisse male. Ma alla fine ha vinto lui: ha trovato il nascondiglio e ha finito di gustarselo».

E un episodio che per lei è stato particolarmente significativo?
 «Un giorno vedo questo bambino che si sforza, si impegna, ma non vuole sporcarsi le mani e fa fatica anche ad arrivare comodamente al banco. Allora prendo uno sgabello di legno e lo metto sopra, in modo da farlo lavorare con tutti. Fatto questo, comincio ad osservare e vedo che tutti lo aiutano. Ecco, questa si chiama inclusione. Sono ragazzi straordinari, di grande sensibilità e capaci di mostrare e dare un affetto unico».

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