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Anna in Casa: ricette e non solo: Torta al mascarpone di Loredana

Anna in Casa: ricette e non solo: Torta al mascarpone di Loredana

Quando ho letto la ricetta di Loredana ho subito pensato alla scatolina di mascarpone aperta in frigorifero e ho acceso il forno. In quattro e quattro otto la torta era pronta per la 

Spero che Loredana perdonerà due modifiche che ho apportato alla sua ricetta.

Ingredienti 

per una tortiera da 20 cm

120 g di farina 00

50 g di fecola di patate

2 uova intere

120 g di zucchero di canna

100 g di mascarpone

70 ml di latte

8 g di lievito per dolci

q.b. di lamelle di mandorle

Procedimento

Scaldare il forno a 180°C e foderare una tortiera da 20 cm con carta forno.

In una ciotola rompere le uova, 

versare lo zucchero e l’aroma vaniglia.

Aggiungere il mascarpone,

il latte,

la fecola,

il lievito

e in due volte la farina.

Versare il composto nella tortiera, cospargere a piacere, la superficie con zucchero e lamelle di mandorle.

Infornare per 35-40 minuti vale la prova stecchino.

La pasta 3D che puoi cucinare anche tu

La pasta 3D che puoi cucinare anche tu

La pasta in 3D non è una novità. Se ne parla da anni, ma ora è diventata realtà per tutti, comodamente a domicilio. E questo è solo l’inizio.

Dalla sperimentazione al clicca qui

Si comincia a parlare di pasta 3D nel 2014 quando Barilla presenta pubblicamente i frutti di uno studio cominciato anni prima. Sono ancora esperimenti, ma la notizia rimbalza fra web e tv. Poi nel 2015 arriva lo chef Davide Oldani per perfezionarla e viene lanciato un concorso di idee per inventare nuovi formati. Nel 2016 è il momento del pubblico assaggio in occasione di una mostra organizzata in Triennale, dove per la prima volta i presenti (me inclusa) mettono sotto i denti formati “impossibili” e realizzabili solo con questa tecnologia come le Rose, la Luna e Vortipa, una specie di fusillo elicoidale – che mi avevano regalato in un cubo di plexiglass, come una piccola preziosa opera d’arte. Era tutto una novità, la curiosità era grande e nessuno paventava distopie in cui ci saremmo alimentati solo con alimenti stampati. Anzi, la pasta 3D rappresentava un futuro ideale in cui poter dare libero sfogo alla creatività degli chef, realizzando formati personalizzati, unici, con cui sviluppare nuovi piatti mai visti prima. Il futuro sembrava così fantascientifico allora da averlo archiviato mentalmente fra le auto volanti e il teletrasporto.  La cosa era un po’ uscita dai radar, poi nel 2019 Barilla lancia la divisione BluRhapsody® e mette online il primo sito di e-commerce: la pasta 3d non solo diventa realtà, ma lo diventa per tutti.

Dal matterello alle trafile digitali

La pasta 3d non è nulla di strano. La vera rivoluzione la fecero i napoletani che nel Cinquecento al posto di stendere la pasta con il matterello inventarono il torchio e la trafila – nell’Ottocento con la rivoluzione industriale si smise poi di girarlo a mano. Che sia fatta con il torchio, una trafila al bronzo o dall’ugello di una stampante, la pasta è un impasto estruso di acqua e semola e su questo nulla è cambiato. Dietro c’è un ricerca sui grani, sul giusto bilanciamento degli ingredienti che l’ha resa ad oggi molto vicino all’originale, praticamente identica nel sapore e al morso. Ma se una trafila riproduce una sola forma, la stampante 3d può creare geometrie “impossibili” da realizzare a mano o con un altro mezzo. E non solo.

Oltre l’estetica

La pasta 3d potrebbe davvero cambiare la concezione che abbiamo della pasta, e non solo la sua forma. Se oggi la pasta 3d stupisce prettamente dal punto di vista estetico, si presta a condimenti che possono essere inseriti nei diversi formati in modo più creativo di un classico sugo, si può avere colorata, scenografica – al ristorante e a casa, dà quel tocco fancy per chi aspira a servire piatti gourmet. Ma la ricerca non è finita qui e lo sviluppo di letterine e stelle comete o formati personalizzabili su richiesta per eventi e ristoranti, non è quello a cui lavorano in laboratorio.
BluRhapsody® è un’espressione perfetta di come sta evolvendo la cucina italiana, sia in senso tecnologico che estetico. Un lavoro minuzioso, in cui la maestria di chi sa fare la pasta da generazioni si unisce alla tecnologia della stampa 3D, e lascia spazio alla fantasia degli chef di tutto il mondo e a chi a casa dopo anni di Masterchef vuole far fare wow ai propri ospiti.
Ad un pranzo realizzato dallo chef stellato Matias Perdomo al ristorante Exit Pastificio Urbano, ad esempio, la pasta 3D è stata indagata nelle sue declinazioni senza confini, proprio per andare oltre alla concezione corrente del piatto nazionale. La pasta diventa uno scrigno croccante per una ceviche, arriva per dessert e viene ripassata in padella per renderla ancora più callosa in un piatto che presenta il nuovo formato realizzato a 4 mani con lo chef che riprende la doppia ellisse del DNA.

Artigianato digitale

La pasta in 3d permette oltre all’estetica della forma, un’evoluzione dell’essenza stessa del concetto di pasta. La trafila permette di realizzare forme diverse ma omogenee nel sapore e nella consistenza, mentre la stampante 3d può fare ben di più. «Stratificare diversi grani, sapori e profumi che si sprigionano mentre si mangia… consistenze che cambiano nello stesso boccone» mi spiega Antonio Gagliardi, Ingegnere Edile-Architetto che dal 2017 lavora alla ricerca sviluppo del progetto. Camicia hawaiana, chignon di dreadlocks, calabrese di origine, passato dal Food Innovation Master di Bologna e finito a costruire la stampante e a progettare gli algoritmi che rendono possibile la creatività della pasta BluRhapsody® (e i suoi formati brevettati, perché questo è un progetto unico al mondo). Ingegneri, operai specializzati, sviluppatori prodotto, specialisti in ricettazioni industriali… di artigianalità e know how dietro alla pasta 3D ce n’è davvero molta: non si impasta a mano perché non si fa come una volta, la si fa come nel futuro. Anche questo è Made in Italy e ci sono voluti anni per costruire il prototipo e per digitare le migliaia di righe di codice necessario a farlo funzionare fino a realizzare ogni sorta di forma.

Farfalline e code di aragosta

A sfogliare il catalogo si scoprono forme incredibili. Alcune sono proprio quelle degli esordi, come il cestino intrecciato Salix, Sfera, gli “alberelli” Vortipa e le Galassia (che assomigliano proprio al prototipo che ho conservato per anni nella sua mini- teca). Arrivano surgelati a casa e si comprano a pezzo o a box (circa 30€ per 12 pezzi, lettere e numeri a 3€ l’una), si cuociono per un paio di minuti e si prestano per finger food e aperitivi e non solo come primi piatti in senso stretto. Ai primi formati negli anni si sono aggiunte anche cose nuove, come la pasta a forma di cozza, di riccio di mare, di coda di aragosta, di conchiglia, per piatti di mare super marini anche nell’impiattamento. E poi ci sono le lettere da farcire (anche dolci), le special edition di Natale, le zucche di Halloween, foglie dai colori del foliage e farfalline per la primavera. Persino coniglietti pasquali e cuoricini per dirti ti amo – perché la pasta 3d è diventata un prodotto democratico, pop per davvero. E che stiamo già vivendo nel futuro.

Anna in Casa: ricette e non solo: Burger Buns di Lory

Anna in Casa: ricette e non solo: Burger Buns di Lory

Visti, preparati, approvati.

Sono pazzeschi, tutto merito di Lory che ha postato la ricetta e che mi ha subito tentato.

Provare per credere.

.

Ho variato leggermente il procedimento della ricetta e non ho utilizzato i semi di sesamo che non avevo in casa.

Ingredienti

500 g di farina 0

8 g di lievito di birra fresco

50 g di zucchero

1 tuorlo

120 ml di latte a t.a.

120 ml di acqua a t.a.

50 g di burro morbido

9 g di sale

5 g di malto – facoltativo

.

1 uovo 

Procedimento

Nella ciotola della planetaria versare la farina 

e il malto ( se avete scelto di metterlo).

In una ciotola il lievito e lo zucchero

nell’ acqua unita al latte.

Unire la parte liquida alla farina e

mescolare grossolanamente.

Coprire e mettere da parte 

per una decina di minuti.

Trascorso il tempo di riposo,

 iniziare ad impastare fino ad 

avere un impasto omogeneo.

Unire il tuorlo d’uovo e farlo inglobare

 completamente all’impasto.

A completo assorbimento del tuorlo 

aggiungere una parte del burro e il sale.

Aspettare ad unire l’altra parte di burro 

fino a che la precedente no sia stata 

completamente assorbita.

Ottenuto un impasto omogeneo e ben incordato

 trasferirlo sulla spianatoia infarinata.

Lavorare l’impasto e formare un panetto.

Fare ina incisione a croce sulla superficie 

della pasta e metterla in una ciotola, 

coprire con pellicola trasparente e 

porre a lievitare fino al raddoppio 

( io in forno con la luce accesa ).

A lievitazione avvenuta, riprendere l’impasto 

e rovesciarlo sulla spianatoia infarinata.

Dal panetto ricavare tante parti,

otterrete una decina di 

pezzi da circa 90 g l’uno.

Con le mani stendere ogni pezzo e

riportare al centro il bordo

come mostrato nello scatto.

Chiudere a panino, ruotarlo fra le mani 

a dare una dorma tondeggiante e

Adagiare i panini sulla teglia  

precedentemente foderata con 

carta forno, distanziandoli.

Rimettere a lievitare per circa un’oretta, 

coprendoli, io con un’altra teglia da forno.

Scaldare il forno a 200°C.

Spennellare i panini con l’uovo 

sbattuto con il latte.

Infornare e cuocere per 15 minuti circa 

o comunque fino a doratura.

Io li ho conservati in un sacchetto da pane poi infilati in un sacchetto per alimenti (io quello per panettoni ) e si sono mantenuti soffici per tre giorni.

Lo stesso metodo lo utilizzo per congelarli. Per gustarli toglieteli dal congelatore circa un’ora prima.

 

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