Tag: ricette dolci di carnevale

» Cuor cake – Ricetta Cuor cake di Misya

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Innanzitutto preparate la crema: mettete farina e zucchero in un pentolino, incorporate il latte a filo mescolando costantemente per non far creare grumi, quindi unite succo e buccia di limone e cuocete fino a che la crema non sarà arrivata a ebollizione e non si sarà addensata.
Aggiungete la curcuma o il colorante (se avete deciso di metterlo), quindi coprite con pellicola a contatto e lasciate raffreddare completamente.

A questo punto potete preparare l’impasto per le tortine: montate gli albumi a neve fermissima insieme allo zucchero.

Incorporate farina e lievito setacciati, olio e buccia di limone, mescolando sempre molto delicatamente, con movimenti dal basso verso l’alto, in modo da non far smontare gli albumi.

Versate un po’ di impasto in ogni formina, riempiendola per metà, quindi aggiungete al centro (lasciando i bordi liberi) la crema ormai fredda, infine coprite la crema con l’impasto restante e infornate in forno statico già caldo, cuocendo per circa 20 minuti a 180°C (se fate la prova stecchino ricordate che il cuore di crema deve rimanere morbido, quindi non infilzate lo stuzzicadenti fino al centro).

Lasciate raffreddare completamente prima di sformare le tortine, quindi sciogliete un po’ di cioccolato bianco (nel microonde o a bagnomaria), versatelo in una sac-à-poche col beccuccio liscio e molto piccolo e disegnate dei cuoricini in cima alla cupola di ogni tortina.

I cuor cake sono pronti.


I custodi del pomodoro Riccio di Parma

I custodi del pomodoro Riccio di Parma

Riccio di Parma: no, non si parla di capello, ma una varietà di pomodoro! In tre, uniti per reintrodurre (con successo) un’antica varietà parmense, dalle dimensioni extra-large!

Rosso brillante, pelle sottile, costoluto, dolce, ma con una punta leggermente acidula. Il Riccio di Parma è uno dei pomodori italiani più grandi. L’aspetto perfetto e le dimensioni extra large non devono insospettire: all’origine non ci sono sementi selezionate dalle multinazionali dell’agroalimentare e coadiuvanti chimici, ma una storia di passione e perseveranza. Probabilmente è sulle tavole parmensi da diversi secoli, ma è solo dalla seconda metà dell’Ottocento che ha acquisito un’identità precisa. Il merito spetta all’agronomo Carlo Rognoni, che ha cominciato a coltivarlo nel suo podere, seguito poi da altri contadini della zona pedemontanta, fra Traversetolo e Felino. È stato parte integrante dell’economia e della cultura agricola locale fino alla Seconda guerra mondiale, quando il metodo industriale ha cambiato gli scenari: servivano varietà più produttive, da gestire con le macchine, mentre il riccio ha la pelle molto delicata e deve essere raccolto scrupolosamente a mano.

riccio

Per decenni solo pochi hanno continuato a coltivarlo in piccoli orti. E per fortuna, perché i semi sono stati preziosi per la sua reintroduzione e valorizzazione come eccellenza della Food Valley, come il parmigiano reggiano, il prosciutto crudo e altre specialità. Nel 2017 è nata l’associazione Agricoltori Custodi del Pomodoro Riccio di Parma (pomodororicciodiparma.it), che raggruppa i tre produttori di questa antica varietà: Monica Azzoni, la famiglia Colla e la famiglia Cotti lo coltivano come centocinquant’anni fa, con il sistema dei filari, così le foglie assorbono omogeneamente i raggi solari, e il frutto cresce sano e vigoroso fino alla piena maturazione naturale.

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Azienda Agricola Colla.
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Azienda Agricola Cotti.

«La lavorazione comincia in primavera con la preparazione dell’impianto e si conclude con la raccolta tra luglio e inizio ottobre, quando il pomodoro sprigiona tutto il sapore e il calore dell’estate», spiega Gabriele Colla, proprietario dell’omonima Agricola. «Il nostro sapere non è scritto, si tramanda, e siamo gli unici custodi di questo prodotto pregiato». Perciò lo espongono con orgoglio al Rural Festival, che si occupa di recuperare varietà vegetali e razze animali quasi estinte di Emilia- Romagna, Liguria e Toscana. Il riccio si trova al Rural Market in centro a Parma, fresco e in passata che, come aveva intuito il professor Rognoni, è il modo migliore per conservarlo.

» Genovese di seppie – Ricetta Genovese di seppie di Misya

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Innanzitutto mondate le cipolle e tagliatele a fettine sottili.

Mettetele in una pentola ampia con sale e olio e lasciatele appassire a fiamma dolce per 10-15 minuti, quindi sfumate con il vino, coprite di acqua, e lasciate cuocere per 2 ore, rabboccando con qualche cucchiaio di acqua bollente quando necessario: alla fine le cipolle dovranno iniziare a sfarsi, creando quasi una crema.

Pulite le seppie (qui la guida per farlo al meglio) e tagliate le teste a tondini o listarelle e le grinfie in 4 parti, quindi, quando le cipolle saranno pronte, unitele nella pentola e cuocete per altri 40 minuti (aggiungendo acqua se necessario).

Nel frattempo spezzate gli ziti, cuocete la pasta e scolatela al dente, quindi aggiungetela nella pentola, aggiustate di sale, pepe e prezzemolo e fate insaporire velocemente.

La genovese di seppie è pronta, non vi resta che servirla aggiungendo del pepe macinato al momento.

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