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Pesto di melanzane – Ricetta di Misya

Pesto di melanzane - Ricetta di Misya

Lavate le melanzane, mondatele e tagliatele a metà per il lungo, quindi poggiatele su di una teglia rivestita di carta forno (con la parte tagliata rivolta verso il basso) e cuocete per circa 25 minuti a 220°C, in forno ventilato già caldo.

Tiratele fuori dal forno e lasciatele raffreddare, quindi giratele e ricavate la polpa con un cucchiaio (potete sfruttare la buccia per altre ricette, ad esempio aggiungendole a delle polpette).

Salate leggermente la polpa e lasciatela riposare per 5 minuti, quindi strizzatela leggermente.
Infine mettete nel mixer mandorle, noci, basilico, formaggio, aglio, melanzane e olio e frullate, poi aggiungete sale, pepe, noce moscata e frullate ancora.

Il pesto di melanzane è pronto, non vi resta che assaggiarlo… e andarne a preparare ancora, perché questo lo finirete tutto a cucchiaiate!

Oppure conditeci la pasta aggiunhendo, se vi piacciono, dei pomodorini datterini saltati in padella

Riso con tonno e zucchine

Riso con tonno e zucchine

Innanzitutto cuocete il riso: mettete sul fuoco una pentola ampia con acqua fredda, salate e portate a ebollizione, quindi calate il riso e cuocete anticipando leggermente i tempi riportati sulla confezione (di solito 15-16 minuti, voi considerate 1-2 minuti in meno), quindi scolate e lasciate intiepidire.

Nel frattempo preparate le zucchine: lavatele, asciugatele e grattugiatele con una grattugia a fori larghi.

Poi fatele saltare in padella con poco sale e olio giusto per un paio di minuti, in modo che si insaporiscano ma non perdano consistenza.

Unite gli ingredienti: mettete in una ciotola riso, zucchine e tonno ben sgocciolato e condite con olio, succo di limone e prezzemolo.

Impiattate: per fare una cosa più carina io ho usato un coppapasta, posizionandolo al centro del piatto e poi inserendoci dentro il riso, compattando per riempire i vuoti in modo che non si sfaldasse una volta tolta la formina.

Ecco fatto, il riso con tonno e zucchine è pronto, decorate a piacere con zest di limone e prezzemolo e servite.

Alto Adige, la nuova generazione di vignaioli guarda al futuro

Alto Adige, la nuova generazione di vignaioli guarda al futuro

In Alto Adige c’è una nuova generazione di vignaioli che sta facendo rumore con l’intenzione di farsi sentire ben oltre le alte vette che li circondano. Con 5.600 ettari vitati, a un’altezza che va dai 200 ai 1.000 metri, la produzione vinicola dell’Alto Adige (40 milioni di bottiglie annue) poggia saldamente su più di 5.000 aziende agricole: tutte piccole strutture, guidate da grandi personalità che, gradualmente, stanno lasciando il timone a giovani tra i 25 e i 35 anni. Tra tenute private e cantine sociali, le aziende familiari altoatesine sono animate da tradizione e passione. E formazione. Ines, Simon, Andreas e gli altri hanno studiato enologia, qualcuno è voltato anche all’estero per saperne di più di marketing e comunicazione, qualcun altro ha fatto esperienza in altre cantine. Ma tutti alla fine sono tornati “a casa”, con questo obiettivo: elevare i vini dell’Alto Adige a vini di qualità, sempre maggiore, soprattutto a livello internazionale. 

Il giovane enologo Jakob Gasser ha appena ricevuto il timone da Hans Terzer di San Michele Appiano

Un percorso necessario per garantire il futuro vitivinicolo di questa regione a statuto speciale, che oggi vede impegnati decine di giovani produttori in un progetto di ampio respiro, sostenuto dal Consorzio Vini Alto Adige, punto di riferimento per la promozione e distribuzione di tutto il comparto. Una piattaforma che, a oggi, rappresenta 181 associati, di cui 12 cantine sociali (con una quota sulla produzione totale pari al 70%), 32 tenute private (25%) e 116 vignaioli indipendenti (5%) che possono contare su 20 tipologie diverse di vitigni. 

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