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Crostata di fragole – Ricetta di Misya

Crostata di fragole - Ricetta di Misya

crostata di fragole è un grande classico e sul blog ne ho già varie versioni (come questa con pasta sablè o questa con crema), ma questa volta ho voluto provare a replicare la ricetta della crostata allegra di Iginio Massari, ovvero la sua fantastica versione della crostata alle fragole e crema pasticcera. Il procedimento è un pochino lungo e ci sono più preparazioni da fare, ma fidatevi quando vi dico che ne varrà la pena: avrete un dolce non solo bello esteticamente, ma la frolla friabile e la crema vellutata si sposeranno perfettamente con la freschezza delle fragole rendendo la vostra crostata davvero speciale!

Innanzitutto preparate la frolla: Lavorate il burro a tocchetti con le fruste, poi incorporate prima lo zucchero a velo, poi sale, tuorli e aromi.

Infine aggiungete anche farina e lievito e lavorate molto velocemente fino ad ottenere un composto omogeneo.
Avvolgete il panetto con pellicola trasparente e lasciate riposare per 2 ore in frigo o 20-30 minuti in freezer.

Una volta pronta stendetela in una sfoglia da circa 3 mm, inseritela nello stampo e bucherellare il fondo con i rebbi di una forchetta.

Create anche il bordo della crostata, coprite con carta forno, riempite di legumi secchi o altro adatto al forno e cuocete per circa 15-16 minuti a 160°C, in forno ventilato già caldo.
Sfornate, togliete pesi e carta forno e fate dorare per altri 4-5 minuti a 180°C, quindi sfornate e lasciate raffreddare completamente.

Preparate la crema pasticcera: scaldate il latte con la buccia di limone, a parte sbattete i tuorli con lo zucchero, il sale e il glucosio, poi incorporate la farina e quindi il latte.

Cuocete a fiamma bassa mescolando costantemente fino ad ottenere una crema densa quindi trasferite in una ciotola fredda, coprite con pellicola a contatto e lasciate raffreddare completamente.

Mondate le fragole, lavatele, asciugatele e tagliatele a fettine.
Preparate la crema diplomatica: montate la panna ben fredda di frigo, quindi incorporatevi stesso peso (in questo caso quindi 250 gr) di crema pasticcera, mescolando piano dal basso verso l’alto per non farla smontare.

Assemblate il dolce: stendete sulla base uno strato sottile di marmellata e poi uno strato di crema pasticcera (aiutandovi con una sac-à-poche).
Con un’altra sac-à-poche pulita create 4 strisce di crema diplomatica, da intervallare con le fettine di fragole.

La crostata di fragole è pronta, non vi resta che servirla.

» Biscotti occhio di bue di Pasqua

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Se non ne avete di già pronta, preparate mezza dose di crema pasticcera.
Preparate la pasta frolla: lavorate il burro con lo zucchero e il sale fino ad ottenere una consistenza a pomata, poi incorporate tuorlo e vaniglia.

Infine aggiungete la farina e lavorate velocemente (l’impasto potrebbe sembrare un po’ sbricioloso, ma è normale, non aggiungete altri liquidi a meno che non sia assolutamente necessario), quindi compattate con le mani fino a ottenere un panetto, rivestitelo con pellicola per alimenti e lasciate riposare in frigo per 1 ora.

Riprendete la pasta frolla, stendetela in una sfoglia non troppo sottile e ricavate i biscotti con una forma a uovo da circa 8-10 cm: dovranno essere in numero pari, perché andranno poi accoppiate a 2 a 2.
Con una formina più piccola (2-3 cm) ricavate un tondino nella parte bassa dell’uovo, ma solo in metà delle formine: questa con il foro saranno le vostre parti superiori.

Disponete i biscotti sulla teglia rivestita di carta forno e cuocete per circa 10-15 minuti (o finché i bordi non inizieranno a dorarsi leggermente) a 180°C, in forno statico già caldo.
Sfornate e lasciate raffreddare completamente.

Una volta completamente freddi potete assemblare i vostri biscotti: spolverizzate tutte le parti superiori (quelle con il foro) di zucchero a velo, poi spalmate le parti inferiori con la crema.
Sovrapponete le parti superiori sopra quelle inferiori, applicando una leggera pressione in modo che dal foro fuoriesca un pochino di crema.

I biscotti occhio di bue di Pasqua sono pronti, non vi resta che servirli.

» Zuppa di cozze napoletana

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Innanzitutto pulite il polpo (qui la guida per farlo al meglio), quindi calatelo per 3 volte (lo calate e lo sollevate per 3 volte, tenendolo per la testa e immergendo solo i tentacoli) in acqua bollente (in questo modo i tentacoli si arricceranno), poi calatelo definitivamente e fatelo cuocere a fiamma viva per circa 50-60 minuti.

Sollevate il polpo (non buttate l’acqua di cottura), fatelo raffreddare, separate i tentacoli dalla testa con una lama e incidetevi delle tacche dal lato liscio, lasciandoli però lunghi.

Nel frattempo che il polpo cuoce, andate avanti con il procedimento: preparate il sugo. Fate insaporire l’olio con 1 spicchio d’aglio e un po’ di prezzemolo, quindi eliminate gli odori e aggiungete passata, concentrato e l’olio rosso piccante.
Fate cuocere per circa 20 minuti a fiamma viva, aggiungendo un paio di mestoli di brodo di polpo e, a fine cottura, aggiustate di sale.

Pulite bene le cozze sotto acqua corrente, eliminando barbe e impurità strofinandole con una retina o tra di loro (qui la guida).

Fate scaldare una casseruola con olio e l’altro spicchio di aglio, aggiungete le cozze pulite, chiudete con coperchio e fate cuocere per circa 10 minuti, finché non si saranno aperte (eliminate quelle chiuse o eventuali valve vuote.)

Lasciate le lumache in una ciotola con acqua fredda per almeno 20 minuti e poi sciacquatele sotto acqua corrente per eliminare eventuali residui di sabbia, quindi cuocetele in acqua bollente per 8 minuti e poi scolatele.

Completate la cottura: aggiungete al sugo le lumache, gli scampi, i tentacoli di polpo e 2-3 mestoli di brodo di polpo caldo, lasciate cuocere per qualche minuto e poi aggiungete le cozze a cui avrete tolto la valva vuoita e fate insaporire.

Assemblate il piatto: disponete le freselline sul piatto, coprite con la zuppa di cozze aggiungete il sugo in ultimo ( o un mestolo di brodo di polpo bollente) e un altro giro di olio piccante

La zuppa di cozze napoletana è pronta, servitela subito.

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