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Torta Kinder Delice – Ricetta di Misya

Torta Kinder Delice - Ricetta di Misya

innanzitutto montate le uova con lo zucchero per almeno 10 minuti, fino ad ottenere un composto gonfio e chiaro, quindi incorporate a filo prima il latte a temperatura ambiente e poi l’olio.

A parte, mescolate gli ingredienti solidi (farina, fecola, cacao, lievito, semi di vaniglia) e setacciateli prima di aggiungerli al composto.
Amalgamate fino ad ottenere una pastella liscia e omogenea.

Versate il composto nello stampo imburrato e infarinato e cuocete per circa 35-40 minuti (fate sempre la prova stecchino per verificare la cottura, senza aprire mai lo sportello del forno prima che siano passati almeno 30 minuti), quindi sfornate e lasciate intiepidire prima di sformare e finire di far raffreddare su di una gratella.

Quando la torta sarà completamente fredda tagliatela a metà in senso orizzontale, in modo da creare 2 dischi.

Preparate la farcitura: montate la panna ben fredda di frigo e, prima che diventi troppo soda, incorporate gradualmente il latte condensato a filo, continuando a montare fino ad ottenere una crema densa.

Spennellate il disco che userete per la base con poco latte, quindi farcitelo con la crema, cercando di distribuirla in maniera uniforme, poi coprite con il secondo disco.
Lasciate riposare in frigo per almeno 3 ore.

Passate le 3 ore, preparate la glassa: scaldate la panna e il latte condensato quasi fino all’ebollizione; nel frattempo tritate grossolanamente il cioccolato, quindi versateci sopra la panna calda e mescolate fino a farlo sciogliere completamente.
Coprite con pellicola a contatto e lasciate riposare per 15 minuti, in modo che si raffreddi un po’ e diventi più densa.

Versate la glassa al centro della torta e lasciatela colare lungo i bordi, cercando di creare uno strato uniforme che ricopra tutta la superficie (se necessario, aiutatevi con una spatola.
Lasciate riposare in frigo per almeno 1 ora.

La torta Kinder Delice è pronta, decorate a piacere la superficie (se lo desiderate) e servite.


Storie di produzioni sostenibili | La Cucina Italiana

Storie di produzioni sostenibili | La Cucina Italiana

Oggi consumare carne necessita consapevolezza e molta attenzione. In Italia ci sono ancora tanti produttori che tutelano l’alta qualità preservando la sostenibilità. Tra questi, alcuni piccoli produttori portano avanti la loro storia e una filosofia produttiva (e di vita) che oggi va preservata. Un esempio è Gaia di Stefano dell’Azienda Agricola delle Vacche Erranti, che, insieme al marito Alex portano avanti una realtà a conduzione familiare, in provincia di Novara. Inizio a parlarle e noto che l’accento non è locale. Originaria della provincia di Viterbo, infatti, Gaia arriva nella zona Verbania come ingegnere per insegnare elettrotecnica alle superiori per poi innamorarsi di un nuovo mondo: quello degli animali.

Chi siete?

“Io, il mio compagno e le nostre tre bambine siamo l’Azienda Agricola familare Vacche Erranti. Partiamo da storie personali differenti, io sono un ingegnere, mentre Alex sin da quando è ragazzino è sempre stato innamorato degli animali. Di famiglia nessuno di noi è agricoltore. Quando abbiamo iniziato avevamo solo un gregge di pecore e qualche bovino. Nel tempo la situazione si è ribaltata: oggi abbiamo due pecore e una centinaia di bovini”.

La particolarità della vostra realtà?

“Abbiamo una gestione particolare dell’allevamento: non c’è una stalla e non abbiamo una base fissa. Quello che facciamo si chiama pascolo vagante: ciò significa che siamo transumanti. In questo modo gli animali si nutrono solamente di erba, senza alcuna integrazione di mangimi o foraggi insilati. In alcuni luoghi in Italia esiste ancora una transumanza orizzontale (ad esempio: in inverno dall’interno dell’Abruzzo si portano gli animali verso la costa per poi invertire il cammino in primavera). Nel Nord dell’Italia, invece, esiste una forma di transumanza chiamata verticale: di inverno sei in pianura, e invece d’estate si sale negli alpeggi. Per quanto riguarda noi durante il periodo autunnale le vacche si muovono dalle rive del fiume Toce in val d’Ossola fino quasi a sfiorare il fiume Po, per tornare poi indietro in primavera.
Questo metodo garantisce una vita sana e felice agli animali, e condizioni di vita più naturali possibili. La nostra è quindi una transumanza quotidiana: partiamo dall’alpeggio ad ottobre, scendiamo con la mandria di animali (più di 200 vacche) e giorno per giorno ci spostiamo. Alcuni giorni ci muoviamo poco (2km) altri 20/30 km per raggiungere pascoli più lontani. Per far capire quanto i nostri animali mangiano sano e naturale basti vedere che quando nevica qualche volta gli portiamo del fieno ma loro ci dormono sopra invece di mangiarlo”.

Cosa significa per te consumare carne sostenibile?

Consumarne meno, purtroppo negli ultimi anni si è riscontrato un eccessivo consumo di carne. Neanche noi, che siamo produttori, la mangiamo tutti i giorni, bisogna essere consapevoli di quale e quanta mangiarne”.

Come funziona la vostra vendita?

“Noi vendiamo quasi solo a clienti privati e a pochi ristoranti, facendo loro un pacchetto con un assortimento misto di tagli. Educhiamo quindi il consumatore a mangiarne tutti i tagli. Prima di tutto per una ragione pratica in quanto non macelliamo. Quindi ogni volta che sezioniamo un animale, va sezionato e venduto tutto, non possiamo permetterci di vendere solo alcuni tagli. Il secondo motivo è etico. Noi viviamo e siamo parte della nostra mandria, per cui l’animale che sacrifichiamo ha una una dignità nel complesso: dalle frattaglie al filetto è tutto parte di uno stesso animale che per noi noi ha lo stesso valore. Il nostro compito è anche quello di educare il cliente a non consumare solo la bistecca, ma anche il bollito, lo spezzatino, insomma tutte le parti che compongono l’animale”.

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