Tag: ricette dolci di pasqua

Buffalo wings – alette di pollo americane fritte

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Tirate le ali di pollo fuori dal frigo, in modo che mentre procedete con le altre preparazioni arrivino a temperatura ambiente (cuoceranno in modo più uniforme).
Preparate la salsa Buffalo: mettete tutti gli ingredienti in un pentolino, mescolando con una frusta, e cuocete a fiamma media, continuando a mescolare, finché non arriverà a ebollizione e inizierà ad addensarsi, quindi togliete dal fuoco e unite in un’ampia padella antiaderente con il burro fuso (i 40 gr), sbattete per far uniformare, quindi lasciate raffreddare.

Preparate ora la salsa al gorgonzola: unite tutti gli ingredienti in una ciotola e mescolate, facendo sciogliere bene il gorgonzola (se preferite, potete usare un minipimer).

A questo punto potete friggere le ali, in olio ben caldo, girandole per farle dorare in uniformemente, e scolandole poi su carta da cucina.

Condire le ali ancora calde con la salsa Buffalo, mescolando delicatamente per farle ricoprire in maniera omogenea.

Le Buffalo wings sono pronte: servitele subito, con la salsa al gorgonzola a parte.

‘Nduja Calabrese: le ricette più buone

'Nduja Calabrese: le ricette più buone

Che cos’è la ‘nduja e in che modo si può utilizzare? Provate le nostre ricette più buone per mettere un po’ di Calabria nel piatto

Con il suo gusto unico ha conquistato l’Italia intera, ma non tutti sanno precisamente di cosa si tratta. La ‘nudja è una specialità prodotta principalmente a Spilinga, piccolo borgo in provincia di Vibo Valencia. Il suo colore rosso fuoco? È dovuto alla grande quantità di peperoncino piccante impiegato nella preparazione.

‘Nduja calabrese: cos’è?

La ‘nduja è un insaccato tradizionale realizzato con le parti più grasse della carne di maiale, come il guanciale, la pancetta, il lardello, la coscia, ingredienti necessari per conferirle la tipica consistenza cremosa.
La carne viene tritata e amalgamata a sale e peperoncino piccante, le cui proprietà antisettiche garantiscono al prodotto una lunga conservazione, senza alcun bisogno di aggiungere sostanze artificiali.

L’impasto viene inserito nel budello del maiale e sottoposto a una leggera affumicatura con legno di ulivo, quercia o faggio, in modo da sviluppare una parte aromatica, e in seguito viene stagionato per un periodo che va da un minimo di 3 a un massimo di 6 mesi. La ‘nduja viene messa in commercio come insaccato classico oppure viene lavorata con olio e conservata in comodi vasetti sotto forma di crema spalmabile.

Come conservare la ‘nduja

Come si conserva la ‘nduja una volta aperta? Se avete acquistato la ‘nduja sottovuoto, mantenetela nel suo stesso budello e conservatela in frigorifero per 3-4 giorni, protetta dalla pellicola trasparente. È importante che non entri in contatto con aria o fonti di calore.
Vietato congelare: il ghiaccio che si andrebbe a creare potrebbe favorire la creazione di muffe.

Se avete optato per il barattolo, ricordatevi di coprire con olio, conservare in frigorifero e consumarla entro pochi giorni.

Ricette con la ‘nduja

Innanzitutto, gustate la ‘nduja in tutto il suo splendore, spalmandola semplicemente sulle bruschette o sui crostini di pane caldi.

nduja ricette

La pasta con la ‘nduja è un’ottima idea da declinare in infinite varianti. Preparate un classico soffritto con la cipolla (magari quella di Tropea), cuocete la polpa di pomodoro insieme a qualche cucchiaio di ‘nduja e condite il formato di pasta che preferite, facendola saltare in padella. Con un tocco di caciocavallo Silano avrete completato il vostro omaggio alla Calabria.

Non vi resta che giocare d’immaginazione, perché il tocco magico della ‘nduja è perfetto nei sughi più disparati, persino negli spaghetti alle vongole.

La sua capacità di aggiungere sapore e intensità alle pietanze si può sfruttare in numerose occasioni. Provate ad aggiungerne qualche cucchiaino sulla pizza, non ve ne pentirete. Abbinatela ai formaggi per un aperitivo piccante. E perché non usarla all’interno degli impasti delle polpette?

Guardate la gallery in alto per scoprire le nostre ricette con la ‘nduja più originali e sfiziose.

Tiramisù World Champion Cup 2021: i vincitori

Tiramisù World Champion Cup 2021: i vincitori

Ecco chi ha vinto il contest internazionale di tiramisù per la quinta edizione appena tenutosi a Treviso

La quinta edizione del Tiramisù World Cup 2021 si è appena conclusa: Stefano Serafini ha vinto per la Ricetta Classica, mentre Elena Bonali per la Ricetta Creativa. Nella città simbolo del dolce al cucchiaio italiano più amato nel mondo, grandi festeggiamenti dopo una tre giorni di kermesse svoltasi a suon di mascarpone, caffè e cacao. Sono stati utilizzati indicativamente circa 9.000 savoiardi, 130 kg di mascarpone, 3.700 uova, 250 kg di cacao, circa 220 kg di zucchero e 10 kg di caffè: impressionante. Il tutto senza sprecare nulla, divieto assoluto di lasciare qualcosa indietro: infatti, l’organizzazione ha pensato bene di provvedere a contenitori per portare a casa gli eventuali avanzi. Ottimo pensiero, che si lega bene anche al partner charity di quest’anno, la onlus Time For The Planet.

Il miglior tiramisù originale del mondo 2021

Per la categoria Ricetta Originale, è indispensabile che il tiramisù venga preparato seguendo la ricetta ufficiale codificata dall’Accademia del Tiramisù con i 6 ingredienti: uova, zucchero, mascarpone, savoiardi, caffè, cacao. Stefano Serafini, vispo 62enne di Venezia professione gioielliere, ha presentato il suo Tiramisù a forma di cuore con un messaggio romantico. Non stupisce che alla sua elezione come Campione abbia ringraziato con tanto amore la compagna Elena! A seguire al secondo posto Elena Orfei con una presentazione floreale pulita e al terzo posto Nicola Ottaviani molto tradizionale.

Il miglior tiramisù creativo del mondo 2021

Per la categoria ricetta creativa, si parte dalla ricetta base originale ed è possibile aggiungere fino a 3 ingredienti e sostituire il biscotto. Vince dal Belgio Elena Bonali con il tiramisù Prosciutto e Melone: incredibile, ma vero. Originaria di Milano, insegnante di nuoto in Belgio a Braschaat (Anversa), ha sbaragliato la concorrenza con la sua idea originale ed equilibrata. In secondo posto arriva Erika Luis di Udine con un tiramisù allo yuzu e pasta di nocciola, al terzo Barbara Marcon di Asolo con un tiramisù alla crema di pistacchio, lamponi e polvere d’oro. Quest’ultimo è molto piaciuto a Massimo Linguanotto, figlio dell’inventore del tiramesù a Treviso, il mitico Roberto Loli Linguarotto: “Cerco l’innovazione e questa idea del mirtillo che abbassa i grassi mi sembra interessante”.

Come si sceglie il tiramisù più buono del mondo?

Per le Selezioni sono stati coinvolti giudici popolari selezionati secondo un test online che ha richiesto il superamento di 15 domande su regolamento di gara, ricetta e storia del Tiramisù. Nelle Semifinali e Finale la giuria è composta da professionisti ed esperti del settore – per la prima volta anche La Cucina Italiana ha dato il suo contributo come giuria nella Finale per la Ricetta Originale e posso personalmente affermare che tutti i 9 tiramisù che ho assaggiato erano fatti molto bene. I criteri di gara per decretare il “Tiramisù più buono del mondo” sono:

– esecuzione tecnica: valuta l’organizzazione del tavolo, la pulizia, la gestione degli ingredienti, la capacità esecutiva;

– presentazione estetica: valuta l’aspetto, la disposizione del piatto, le decorazioni ela gradevolezza estetica finale;

– intensità gustativa: valuta la forza e la permanenza in bocca dell’assaggio;

– equilibrio del piatto: valuta l’equilibrio tra gli ingredienti utilizzati;

– sapidità ed armonia: valuta la gradevolezza, l’intensità e l’armonia dei sapori (giusta dosatura degli ingredienti);

– armonia del gusto e percezione di leggerezza: valuta l’armonia del Tiramisù considerando l’equilibrio tra la piacevolezza del sapore e la percezione di leggerezza. 

Complimenti all’organizzazione, a tutti i concorrenti e alla città di Treviso!

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