Tag: ricette antipasti di pesce

Ricetta Caponata di Natale – La Cucina Italiana

Ricetta Caponata di Natale - La Cucina Italiana

Chissà se il suo nome viene dal pesce capone che solo i ricchi potevano permettersi (e che i poveri sostituivano con le melanzane) oppure dalle osterie degli antichi romani, le cauponae. Sta di fatto che è un fondamento della cucina siciliana, se ne contano una quarantina di varianti, quella di Natale, però, è speciale: la più ricca e la più colorata

  • 400 g cuori di sedano
  • 100 g capperi sotto sale
  • 100 g uvetta
  • 60 g mandorle bianche
  • 20 olive
  • 8 filetti di acciuga sott’olio
  • zucchero
  • aceto
  • sale
  • pepe

Per la ricetta della caponata di Natale, mettete a bagno l’uvetta in acqua.
Sciacquate i capperi dal sale.
Pulite il sedano, conservando le foglie; tagliate un gambo a nastri sottilissimi (ideale usare la mandolina) e metteteli in acqua e ghiaccio.
Tagliate il resto a pezzetti e lessateli in acqua bollente salata per 2 minuti. Scolateli.
Tostate le mandorle in forno a 180 °C per 5 minuti.
Sminuzzate le olive e le acciughe.
Fondete in una casseruola 2 cucchiai di zucchero con 8 cucchiai di aceto.
Fate sciogliere in una padella con un filo di olio le acciughe, unitevi il sedano sbollentato e fatelo insaporire. Aggiungete quindi le olive, l’uvetta strizzata e sminuzzata insieme con i capperi; salate, pepate e sfumate con uno spruzzo di aceto. Unite per ultime le mandorle e mescolate.
Lasciate raffreddare e servite, completando con i nastri di sedano scolati dall’acqua e ghiaccio e le foglie tenute da parte. Completate a piacere con fette di pane casareccio leggermente tostate.

Ricetta: Davide Marzullo, Foto: Riccardo Lettieri, Styling: Beatrice Prada

» Pasta con caviale – Ricetta Pasta con caviale di Misya

Misya.info

Preparate il burro aromatizzato: fatelo sciogliere in una padella antiaderente insieme agli aromi, quindi aggiungete anche lo scalogno tritato e fatelo appassire.
Infine, filtrate il burro per eliminare tutti gli aromi usati.

Cuocete la pasta in acqua bollente leggermente salata, scolatela ben al dente e mantecatela con il burro.

Tutto qua, la pasta con caviale è pronta: non vi resta che impiattare, decorare con il caviale e servire.

I bianchi del Collio: racconto di un territorio

I bianchi del Collio: racconto di un territorio

Una terra di confine, il Collio, fa nascere vini unici e caratteristici. Come quelli della storica famiglia Formentini, che produce vini in questa magnifica terra dal 1520

Un territorio di confine estremamente unico, con più di mille anni di storia, situato a nord est dell’Italia, a confine con la Slovenia, è oggi luogo di racconto di storie vitivinicole uniche, come quella della fondazione della Cantina Formentini, che risale al 1520 quando Vinciguerra Formentini acquistò il castello di San Floriano, nel Goriziano. La famiglia Formentini è tra le dinastie del vino più antiche d’Italia, che avvia la sua produzione nel XVI secolo. Questa famiglia, nel secondo dopoguerra, ha un ruolo di primo piano nella rinascita del Friuli, ripristinando gli antichi impianti andati distrutti.

La terra e la produzione della famiglia Formentini

Le località da cui oggi provengono le uve della Formentini sono: San Floriano, Oslavia, Giasbana, territori di maggiore qualità del Collio. Oggi i vini Formentini sono sinonimo di vini bianchi Collio Doc complessi ed eleganti, che interpretano in maniera unica il territorio e le sue sfumature. Dalla vigna alla cantina tutto il processo avviene con estrema cura: in vigna la raccolta avviene per micro-zone; in cantina i diversi lotti di uve vengono vinificati  dall’enologo Pietro Bertè e il suo team, con fermentazioni lente e affinamenti in botti di legno. Pietro è un enologo trentino che collabora con la cantina Formentini dal 2019.

enologo
Pietro Bertè.

I vini della famiglia Formentini

Fra i vini prodotti, spiccano il Friulano, la Ribolla gialla e il Pinot grigio, ma anche il Sauvignon, lo Chardonnay e il rosso Merlot. La Ribolla gialla è l’icona della storia Formentini. Alcuni documenti attestano la coltivazione di Ribolla dal 1558. La ribolla è una varietà tardiva, una parte del vino fermenta e affina in botti di rovere francese, il resto in acciaio. Ha un bouquet di fiori di acacia, agrumi e frutta esotica. In bocca si mantiene in equilibrio tra struttura e freschezza, con un’inconfondibile mineralità.
Considerato un vino simbolo di questo territorio, tra i vitigni autoctoni friulani c’è anche il Tocai friulano. Si tratta di una cultivar difficile da gestire sotto il profilo agronomico: ha una buccia sottile che raggiunge un’ottima maturazione solo in microzone specifiche. Una lenta fermentazione in vasche d’acciaio e un passaggio in botti di rovere sviluppano i sentori varietali tipici (sambuco, pesca bianca, mandorla amara) con una particolare sapidità e freschezza.
Il Pinot grigio arrivò nel Collio a metà del 1800 grazie al Conte Teodoro De La Tour e oggi è uno dei vitigni più presenti e apprezzati di tutta la regione. La fermentazione in vasche d’acciaio mantiene ricco e strutturato il vino. L’ampio profilo olfattivo spazia dalla pera matura al mallo di noce fino al melograno. Al palato il sorso è pieno e avvolgente, con un retrogusto di frutta a pasta gialla.

botti

 

Proudly powered by WordPress