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Anna in Casa: ricette e non solo: “Cotolette” con farina di ceci

Anna in Casa: ricette e non solo: "Cotolette" con farina di ceci
 
Per Natale ho ricevuto in regalo il libro Cucina botanica di Carlotta Perego, era un po’ che volevo comprarlo ed ora eccolo qui, tra i miei ricettari preferiti. Martedì ho cominciato a leggerlo e fra le ricette ho trovato questa delle “cotolette di ceci”: detto fatto, le ho preparate per cena. Non avevo dubbi sulla ricetta, ma li avevo sulla reazione dei miei: per fortuna ho raddoppiato le dosi… 

Ingredienti

160 g di farina di ceci

120 ml di acqua t.a.

70 g di pangrattato 

        anche senza glutine

1 cucchiaio di amido di mais

1 pizzico di paprica dolce

1 pizzico di cumino a piacere

1 cucchiaino raso di sale

4 cucchiai di olio e.v.o.

Se non volete friggere le cotolette, potete anche cuocerle in forno su teglia foderata con carta forno, ungendole leggermente da ambo i lati.

Procedimento

In una ciotola radunate le polveri,

e mescolatele.


Aggiungete un po’ per volta l’acqua

tenuta a temperatura ambiente.

Continuate a mescolare fino

ad ottenere un composto

omogeneo e senza grumi.

In un piatto fondo versate il

pangrattato

e prendendo un po’ di impasto fra 

le mani leggermente inumidite,

formate le cotolette.

Impanatele con il pangrattato, 

pressandole delicatamente.

Adagiate le cotolette su un foglio di carta 

forno o carta assorbente.

In una padella versate l’olio d’oliva e, 

appena caldo adagiate le fette;

cuocetele girandole,

fino a doratura da entrambi

i lati.

Una volta cotte mettete le cotolette su

carta assorbente per togliere

l’eccesso di unto.

Servitele ben calde accompagnate 

da salsine e insalata a piacere.

Come fare il detox liquido

Come fare il detox liquido

Tre giorni di detossinazione dell’organismo, portando a tavola estratti, smoothie e zuppe vegetali. I consigli per una parentesi depurativa dopo gli stravizi delle feste

E anche l’Epifania è andata. Ora ci si guarda allo specchio e, senza farne una tragedia, ci si confronta con i classici 2-3 chili acquisiti durante le festività. Niente panico e niente sensi di colpa:
la soluzione esiste e consiste in un detox liquido di 3 giorni. Con la raccomandazione di non strafare in questo lasso di tempo, rinunciando quindi a palestra e allenamenti strong, ecco come impostare il vostro detox di gennaio. Che, tra gli altri vantaggi, vi consentirà di irrobustire le difese immunitarie (di questi tempi, un plus considerevole). Parola all’esperta.

Si inizia con la fase preparatoria (molto importante)

Gonfiore addominale, ritenzione idrica, adipe, o di quel che resta degli stravizi alimentari di Natale e Capodanno. Secondo Sandra Nassima, specialista in scienza dell’alimentazione e founder di Depuravita, «l’ideale sarebbe approcciare il detox liquido “duro e puro” anticipandolo con dei giorni preparatori, per evitare di traumatizzare l’organismo, facendolo passare dalle ricche pietanze invernali delle feste a estratti e zuppe light. 3-4 giorni prima di intraprendere il detox liquido tagliate alcolici, alimenti contenenti glutine, zuccheri e prodotti di origine animale, aumentando di pari passo le porzioni di frutta e verdura (biologiche) e bevendo almeno 2 litri di acqua al giorno. In questo modo il corpo inizierà ad alleggerirsi, abituandosi alla lenta e progressiva restrizione calorica in vista del detox liquido in programma».

3 giorni di detox liquido, le linee guida

Siete alla vostra prima volta con un programma di detox liquido? «Non preoccupatevi, perché è tutto estremamente semplice e razionale», rassicura Nassima. «Di fatto, si tratta di alternare a colazione, pranzo e cena, senza dimenticare i due spuntini di mattina e pomeriggio, estratti, smoothie, zuppe. Con l’aggiunta, quando e se sentite il bisogno di sgranocchiare cibi solidi, di
verdure di stagione crude e al naturale. In questo modo farete il pieno di acqua, fibre, minerali e vitamine, evitando di sentirvi privi di forze e affamati». Eccoci giunti all’esempio di giornata tipo con detox liquido. Spiega l’esperta: «A colazione spremete un pompelmo e un limone, aggiungete un pizzico di peperoncino, un cucchiaio di olio di oliva crudo, una manciata di semi di lino, 5 grammi di zenzero e 3 spicchi di aglio, frullando il tutto con 125 ml di acqua. Dovreste ottenere uno smoothie dalla consistenza morbida, non troppo liquida. Ideale per purificare il fegato, è anche un booster per il sistema immunitario. Abbinatelo a un estratto di zenzero e farete il pieno di antiossidanti. A metà mattina potete mangiare una mela con una piccola porzione di frutta in guscio. A pranzo un estratto verde di spinaci, kale, zenzero, finocchio e sedano, aggiungendo magari polvere di spirulina o di alga chlorella per implementare l’azione detox. A merenda un mix di crudité di carote e finocchio con guacamole senza olio, mentre a cena una tazza di brodo di verdure oppure una zuppa di zucca». E il gioco è fatto.

Quali errori evitare quando si fa il detox liquido

«Più che altro credo che si possa correre il rischio di scambiare il detox per una dieta «, nota Nassima. «Se il vostro obiettivo è esclusivamente quello di perdere peso, il detox di 3 giorni potrebbe non fare al caso vostro. Vi spiego subito il perché: l’obiettivo non è privarsi del cibo e dimagrire, bensì detossinare l’organismo dopo un periodo di eccessi, ma anche aiutarlo a compiere un benefico reset a seguito di forti stress psico-fisici. Altro errore: non bere acqua, pensando che bastino gli estratti. Non è così e l’organismo durante il detox necessita di pura acqua, pena un severo mal di testa. Vietato bere caffè in questa fase, che deve coincidere con un riposo di mente e corpo. Sì, invece, a tisane calde di moringa e tulsi, ottime per depurare il fegato, organo emuntore più di tutti affaticato dai cibi calorici delle feste. Se sono sconsigliate le attività sportive intense, non dimenticate di fare un blando esercizio fisico quotidiano per mantenere attivi muscoli e articolazioni, senza contare l’effetto stimolante per l’umore. Dal pilates allo yoga, dallo stretching alle passeggiate. Infine, se acquistate estratti e succhi già pronti vi invito a leggere con attenzione le etichette, accertandovi che tra gli ingredienti vi sia sempre almeno il 70% di verdure. Forse al palato questi succhi sembreranno inizialmente amarognoli, ma sono ortaggi come kale, cetriolo, spinaci e sedano a stimolare i processi depurativi dell’organismo. Se poi soffrite di metabolismo pigro, ricordate che gli ingredienti più stimolanti in tal senso sono agrumi, peperoncino, zenzero e ananas». Buon detox di inizio anno!

Il Canestrato pugliese, un formaggio dal sapore unico

Il Canestrato pugliese, un formaggio dal sapore unico

Prodotto con latte di pecora ha origini antiche legate alla transumanza delle greggi dall’Abruzzo al Tavoliere Pugliese. Storia, curiosità e consigli di abbinamento

Il Canestrato pugliese è un formaggio a denominazione di origine protetta (Dop) ottenuta nel 1996. Il nome deriva dai canestri di giunco nei quali si stagiona. Ha una crosta dura e spessa, di colore marrone, tendente al giallo paglierino, più o meno intenso, a seconda della stagionatura.
Le sue origini sono antiche, pare risalgano al XV secolo, quando i pastori si spostavano con il proprio gregge verso le alture abruzzesi, per poi tornare in Puglia a settembre.

Canestrato.
Canestrato.

Il sapore unico del canestato

Le sue radici affondano nell’area della Murgia e del Tavoliere delle Puglie, zone di transumanza di ovini. «Se tu puoi pecora bella / in estate alla Maiella / e d’inverno a Pantanella», cioè nel Foggiano, ricordava Giustino Fortunato. Secondo la tradizione, il suo gusto unico era dovuto all’alimentazione del bestiame, a base di timo e altre erbe aromatiche, presenti nei pascoli di Puglia e Abruzzo. I canestri di giunco, in cui si lascia stagionare il formaggio, ancora oggi sono chiamati fiscelle realizzati dagli artigiani locali, anche se prima della denominazione Dop era conosciuto anche come Pecorino Foggiano o Pecorino Dauno.

La produzione

Come tutti i prodotti di origine protetta, il canestrato pugliese deve seguire regole ben precise e in questo caso anche piuttosto ferree. L’origine del Canestrato, oltre che protetta, è anche controllata (Doc) dal 1985. Il latte deve necessariamente provenire da pecore alimentate nei pascoli locali, che possono mangiare in integrazione, durante l’inverno, solo foraggi e mangimi controllati. Essendo un formaggio non cotto, il latte prodotto viene fatto coagulare a massimo 45° aggiungendo del caglio vaccino o caprino, per circa 10-15 minuti. In seguito, si rompe la cagliata realizzata e si estrae la pasta, posta nei canestri di giunco. Successivamente viene salata a secco o in salamoia.

Canestrato fresco.
Canestrato fresco.

La stagionatura avviene in ambienti freschi e scarsamente ventilati e le forme vengono collocate su assi di legno o su uno strato di rami di finocchio, per un periodo compreso fra 10 giorni e 30 mesi. Durante la stagionatura le forme vengono spazzolate e rivoltate per rimuovere le impurità che si depositano sulla crosta. Il formaggio va fatto maturare per un periodo che va dai 2 mesi a 1 anno. Infine, la crosta viene trattata con olio extravergine d’oliva, che a volte si miscela con aceto di vino. Il Canestrato Pugliese assumerà quindi una forma rotonda con diametro di 25-34 cm e un peso di 7-14 kg. L’originale è lavorato e stagionato nei comuni della provincia di Foggia e in alcuni paesi della provincia di Bari, tra i quali Altamura, Andria, Modugno, Bitonto, Canosa, Corato, Gravina di Puglia e Grumo Appula.

Il Canestrato pugliese in cucina

Quando è “giovane”, cioè poco stagionato, il Canestrato è ottimo mangiato da solo, oppure l’abbinamento consigliato è con le fave o le verdure grigliate. Più stagionato, diventa un saporito formaggio da grattugiare su un piatto di orecchiette alle cime di rapa o ziti al pomodoro o con sughi a base di carne, conchiglioni ripieni, ma anche involtini di carne, funghi locali cucinati in umido (cardoncelli), zucchine con farcia al canestrato; schegge di formaggio vengono usate anche per insaporire piatti freddi, insalate di sedano, cicoria, ravanelli, olive nere.

Abbinamento con il vino: se “giovane”, basta un bianco o rosato, anche dai toni fruttati. Come un Locorotondo, un San Severo bianco o un Rosa del Golfo. Su un primo o un secondo di carne, meglio un Salice Salentino rosso.

Canestrato stagionato.
Canestrato stagionato.

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