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Grana Padano: il cacio più consumato al mondo

Grana Padano: il cacio più consumato al mondo

L’Italia è forse il Paese al mondo che vanta la maggior ricchezza e varietà di prodotti, da quelli naturali, doni del territorio, a quelli trasformati dalle mani esperte degli artigiani di ogni regione. Continua il viaggio alla scoperta delle nostre bontà, da quelle più conosciute a quelle poco note lontano dalle zone di produzione, per valorizzarle tutte. 

Il Grana Padano DOP 

È uno dei primi prodotti antispreco della storia: i monaci dell’abbazia di Chiaravalle a Milano, era il 1135, per non buttare il latte avanzato provarono a cuocerlo, aggiungendo caglio e sale. Lo battezzarono caseus vetus (formaggio vecchio, da conservare quindi). I contadini, che non parlavano certamente il latino, per distinguerlo dai caci freschi, preferirono chiamarlo «grana», visti tutti quei granelli bianchi che ne punteggiano la pasta (sono dei piccoli cristalli di calcio, residuo del latte trasformato). La particolarità di oggi durante la produzione è la decrematura mediante affioramento naturale che rende il formaggio meno grasso, lasciandogli un gradevole sapore burroso e fondente.

Daniela Marangon

Il grana vive di vita propria (fate le scagliette all’ultimo minuto per evitare che si asciughino), ma è anche versatile ingrediente in cucina. Sicuramente nelle creme, quando serve il completo scioglimento del formaggio. La sua umidità lo rende ideale anche nelle ricette al forno, perché il vapore acqueo evapora lentamente e ritarda la caramellizzazione superficiale.

Le ricette con il Grana Padano DOP

Buoni pasto in sciopero: succede per davvero

La Cucina Italiana

Mercoledì 15 giugno, per ventiquattro ore, bar, ristoranti, ma anche supermercati, ipermercati ed esercizi del piccolo commercio non accetteranno pagamenti tramite i buoni pasto. Si tratta del primo sciopero nazionale contro il sistema dei buoni pasto promosso da Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, e dalle principali sigle della grande distribuzione e del commercio.

Buoni pasto in Italia: commissioni altissime

Il motivo? Le alte commissioni che devono pagare gli esercenti, come i bar, i ristoranti e i supermercati. Queste commissioni, infatti, in media, infatti, ammontano a una somma compresa tra il 10% e il 20% del valore del buono (sono le più alte d’Europa). Un esempio pratico: per una spesa di 10 euro, l’esercente ne incassa solo 8.  

Questo sciopero è solo un’azione dimostrativa, che però potrebbe prefigurare una nuova realtà, quella in cui gli esercenti non accettano più i buoni come pagamento, se non si arriverà a una riforma strutturale del sistema che elimini o riduca le commissioni. E il rischio, per i lavoratori, è quello di trovarsi in tasca una forma di denaro che non riesce a spendere.

 “Questa tassa occulta che lo Stato scarica direttamente sulle imprese del nostro settore è inaccettabile», spiega Aldo Mario Cursano, vicepresidente vicario di Fipe-Confcommercio. «Da anni stiamo lavorando per sensibilizzare le istituzioni chiedendo una radicale modifica del sistema che salvaguardi il valore del buono pasto lungo tutta la filiera, ma finora siamo stati inascoltati. L’adesione allo sciopero di 24 ore cresce di ora in ora ed è solo l’inizio di una serie di iniziative che porteranno a non poter spendere più i buoni pasto se non ci sarà una radicale inversione di tendenza già a partire dalla prossima gara Consip del valore di 1,2 miliardi di euro».

Vantaggiosi per le aziende e per i lavoratori

I buoni pasto sono uno strumento vantaggioso per le aziende, che così non devono sobbarcarsi i costi di gestione di una mensa interna e che, dallo Stato, ottengono una serie di vantaggi fiscali (possono dedurre l’intero importo dal totale su cui si pagano Ires e Irap). I dipendenti li utilizzano non solo per acquistare i pasti delle pause pranzo al ristorante o al bar, ma anche per pagare la spesa alimentare, in un periodo storico in cui i prezzi sono schizzati in alto per via dell’inflazione. Non solo: i buoni, entro i 7 euro, sono esenti dalle tasse, mentre il denaro in più in busta paga non lo sarebbe. 

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