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Nutri-Score, che cos’è e perché danneggia le eccellenze italiane

Nutri-Score, che cos’è e perché danneggia le eccellenze italiane

Entro la fine del 2022, la Commissione presenterà una proposta legislativa per introdurre un’etichetta informativa uniforme. Ma gli italiani non vogliono quella a semaforo

L’etichetta a “semaforo”, il cosiddetto Nutri-Score, continua a far storcere il naso. Sono state avviate ben cinque istruttorie sull’uso di questo discusso sistema di etichettatura, e il ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, ha preso una netta posizione contraria. Anche i partiti italiani in Europa, pur di schieramenti politici opposti, sono compatti dalla stessa parte del fronte.

Cos’è il Nutri-Score?

Si tratta di un’etichetta che classifica i prodotti alimentari attraverso lettere e colori, suddividendoli in cinque categorie, sulla base di un punteggio calcolato tramite un complesso algoritmo che sottrae dal valore totale degli elementi “sfavorevoli” (energia, acidi grassi saturi, zuccheri semplici, sodio) quello degli elementi “favorevoli” (frutta, verdura, legumi, fibre, proteine). Gli alimenti con punteggi molto bassi – quindi con più elementi favorevoli – rientrano nella categoria A (verde), mentre quelli con i punteggi più alti nella categoria E (rosso).

Entro la fine del 2022, la Commissione europea presenterà una proposta legislativa per introdurre un’etichetta informativa per i prodotti alimentari, obbligatoria e uniforme su tutto il territorio dell’Unione Europea, più sintetica della lista degli ingredienti e dai valori nutrizionali.

Perché no al Nutri-Score?

Il problema è che, secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (che ha avviato le istruttorie), i punteggi e i giudizi forniti dal Nutri-Score, senza adeguate avvertenze, “vengano erroneamente percepiti come valutazioni assolute sulla salubrità di un determinato prodotto, che prescindono dalle esigenze complessive di un individuo (dieta e stile di vita), dalla quantità e dalla frequenza di assunzione all’interno di un regime alimentare variegato ed equilibrato”. Tant’è che a molte eccellenze italiane, secondo questo sistema di etichettatura, vengono attribuiti voti bassissimi. Un esempio per tutti: l’olio extravergine di oliva, pilastro della dieta mediterranea, che finisce tra i “cattivi”, sullo stesso piano dell’olio di colza.

Chi è contro il Nutri-Score?

Tutte le nostre eccellenze sarebbero etichettate dalla D in giù. Formaggi e prosciutti, ad esempio, contengono elevate quantità di grasso e sale, ma sono alimenti di per sé sani: dipende sempre dalla quantità che se ne mangia”, ha spiegato Paolo Di Stefano, rappresentante delle relazioni internazionali della Coldiretti. Non solo: il Nutri-Score non tiene conto di eventuali additivi chimici, coloranti o conservanti. “Il paradosso è che i nostri salumi naturali vanno in rosso o arancione, mentre il prosciutto cotto sgrassato con l’utilizzo di chissà quali sostanze rientra nella categoria A o B. Non viene preso in considerazione il grado di trasformazione del cibo, che è un aspetto fondamentale per giudicarne l’impatto sulla salute”.

Anche secondo Confagricoltura “il sistema di etichettatura Nutri-Score è dannoso per tutti i prodotti agroalimentari italiani”, ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Alessandria e componente della Giunta nazionale, Luca Brondelli di Brondello. “Negli ultimi tempi abbiamo registrato ripensamenti, anche a livello politico, in Francia e in Spagna a seguito, in particolare, delle forti contestazioni mosse dagli olivicoltori spagnoli e dai produttori francesi di formaggi”.

Anche l’Adiconsum, pur favorevole a sistemi di etichettatura in grado di aiutare i consumatori a comprendere con semplicità il valore nutrizionale degli alimenti, precisa che “è fondamentale, tuttavia, che tali sistemi siano adeguatamente contestualizzati nell’ambito di un regime bilanciato e vario, che non può ridursi nell’attribuzione di un giudizio tranchant difficile da relativizzare”, come ha detto il presidente dell’associazione, Carlo De Masi.

Persino il presidente del Consiglio Mario Draghi ha preso posizione contro il Nutri-Score, che penalizzerebbe senza basi scientifiche la dieta mediterranea, apprezzata in tutto il mondo.

L’intero sistema agroalimentare italiano vale complessivamente 220 miliardi, di cui le indicazioni di origine e di qualità (DOP e IGP) incidono per l’11%. “Alla fine di quest’anno, l’export di settore potrebbe raggiungere il livello record di 50 miliardi di euro”, conclude Brondelli di Confagricoltura, secondo cui “l’intero sistema merita di essere tutelato nei confronti del Nutri-Score”.

 

Ricetta Mousse di avocado, salmone, uova di quaglia e salsa acida

Ricetta Mousse di avocado, salmone, uova di quaglia e salsa acida
  • 500 g filetto di salmone fresco
  • 200 g panna fresca
  • 55 g zucchero di canna
  • 6 uova di quaglia
  • 2 avocado maturi
  • 2 limoni non trattati
  • 1 arancia non trattata
  • pasta kataifi
  • aneto
  • germogli
  • olio di semi di girasole
  • olio extravergine di oliva
  • sale
  • pepe

PER IL SALMONE
Mescolate lo zucchero con 60 g di sale, la scorza grattugiata di 1 limone e dell’arancia e 2-3 rametti di aneto sfogliati. Incidete la pelle del salmone con un coltello e adagiatelo in una pirofila, su un letto di sale e zucchero; copritelo con questo misto, sigillate la pirofila e ponetelo a riposare in frigo per 24 ore. Girate il filetto e lasciatelo marinare per altre 24 ore.
Sciacquatelo infine sotto l’acqua fredda e asciugatelo. Tagliatelo a fette sottili e conditele con un filo di olio.

PER LE UOVA
Cuocete le uova di quaglia in acqua bollente per 90 secondi, in modo che il tuorlo rimanga cremoso. Raffreddatele sotto l’acqua, poi sgusciatele con cura.

PER LA SALSA ACIDA
Lavorate la panna con il succo di 1/2 limone, sale e pepe fino a che non sarà parzialmente montata.

PER LA MOUSSE
Pulite gli avocado e tagliate a pezzetti la polpa. Frullatela con il succo di 1 limone, un filo di olio e un pizzico di sale, fino a ottenere una consistenza liscia e cremosa.
Servite il salmone con la mousse di avocado, la salsa acida e le uova di quaglia, accompagnando con fili di pasta kataifi fritta in olio di semi e germogli freschi.

Ricetta: Antonino Cannavacciuolo, Food Styling: Joëlle Néderlants, Foto: Riccardo Lettieri, Styling: Beatrice Prada

Polpette di patate alla siciliana

Polpette di patate alla siciliana

Volete preparare un piatto sfizioso e versatile dal successo assicurato? Con le polpette di patate non sbagliate di certo

Le polpette di patate siciliane sono una vera specialità, diverse da tutte le altre polpette di patate perché hanno all’interno del saporitissimo formaggio caciocavallo.
Non confondetele con le crocchette, sono tutt’altro sia per il gusto che per la forma.

Ricetta delle polpette di patate siciliane

Ingredienti

1 kg di patate
1 spicchio d’aglio
150 g di caciocavallo grattugiato
3 uova
prezzemolo qb
70 g di pangrattato
sale qb
pepe qb
olio extravergine di oliva qb

Procedimento

Lessate le patate intere con la buccia in abbondante acqua salata per circa 40 minuti.
Tritate finemente il prezzemolo e l’aglio e quando le patate saranno cotte, pelatele e schiacciatele con lo schiacciapatate.

Aggiungete un pizzico di sale, il caciocavallo grattugiato, il prezzemolo e l’aglio e unite le uova.
Aggiungete pangrattato quanto basta, circa 80 g, fino a ottenere un impasto morbido e compatto.
Lasciate riposare l’impasto per 30 minuti in frigorifero. Questo passaggio è fondamentale per evitare che si aprano in cottura.

Con le mani unte prelevate dei pezzi d’impasto e realizzate delle polpette schiacciate.
Friggetele poco alla volta in olio bollente e poi scolatele su carta assorbente.
Salate le polpette solo alla fine e servitele calde!

Varianti delle polpette di patate

Potete arricchire le vostre polpette di patate con pezzettini di provola o scamorza all’interno per un cuore filante.
Volendo, anche del prosciutto cotto a cubetti potrebbe essere un’ottima variante che piace sempre tanto ai bambini.
Ovviamente potete preparare le polpette di patate alla siciliana anche al forno cuocendole a 180° per 20 minuti in forno ventilato, per un risultato più leggero.

Le patate più adatte

Per queste polpette potete utilizzare sia le patate a pasta gialla, sia le patate a pasta bianca che sono più farinose.
L’ideale è scegliere patate un po’ vecchie, come si fa per gli gnocchi, perché contengono meno acqua.

Scorrete la gallery in alto per scoprire i segreti delle polpette di patate alla siciliana

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